Via Cesare Rosaroll

di Giancarlo Tommasone

Un basso costa intorno ai 25mila euro, poco meno, circa 20mila, un garage capiente che può essere attrezzato a seconda dello scopo e trasformarsi in un dormitorio per immigrati. Ogni posto letto frutta in media 200 euro al mese, se ne possono ricavare anche una decina.

ad
La camorra investe nell’acquisto di terranei a basso prezzo

E’ la «camorra immobiliare» che cerca e compra case a basso prezzo, e per riciclare denaro e guadagnarne altro, si è specializzata nel ramo degli affitti. Naturalmente l’appartamento, il basso o comunque lo spazio che può dare in fitto un’organizzazione criminale, non prevede contratto tra le parti. C’è un’unica regola da rispettare, ad essa deve attenersi esclusivamente l’affittuario: pagare regolarmente. Perché se non lo fa, oltre ad essere sfrattato, si troverà nei guai. Abbiamo trattato il caso del moroso che è stato «murato» in casa dopo 5 mesi di pigione non versata, affrontiamo ora la vicenda di un venditore ambulante pachistano. Vive a Napoli già da diversi anni, ma ha bisogno di un’abitazione situata in una zona più centrale. Grazie al passaparola con i suoi connazionali trova finalmente quello che fa per lui: un basso nei pressi di via Cesare Rosaroll. I primi mesi, l’uomo paga il fitto addirittura in anticipo, poi pian piano perde giri. Ai ritardi seguono i versamenti mai effettuati al proprietario di casa. Quest’ultimo sollecita il suo inquilino più volte, ma invano. Dopo le minacce di sfrattarlo e non solo (naturalmente senza ricorrere alla forza pubblica), si applica la «modalità fabbro», da quelle parti tecnica molto usata e alquanto vincente.

Un fabbro ha "murato" l'inquilino nell'appartamento
Un fabbro ha “murato” l’inquilino nell’appartamento

Il proprietario si presenta con l’artigiano all’esterno della casa. E’ l’alba, sa che il pachistano è dentro che dorme; non lo sveglia. Fa saldare le due ante della porta in ferro. L’inquilino si desta, cerca di capire cosa stia succedendo e presto si rende conto che lo hanno chiuso dentro. Comincia a piangere e a pregare che lo facciano uscire, battendo i pugni contro la porta. Il proprietario dopo circa un quarto d’ora, acconsente a liberarlo e una volta fatti «saltare» dal fabbro i punti della saldatrice, dice al suo inquilino che adesso la porta è di nuovo aperta. Fa intendere che lui tornerà più tardi, dando al pachistano il tempo di raccogliere la sua roba per andarsene. L’inquilino aspetta qualche minuto, poi si getta fuori. Cade nel tranello, ad attenderlo infatti c’è il proprietario di casa che lo prende a calci. Lo «sfratto» è esecutivo, l’inquilino non può appellarsi, finisce dal letto alla strada.

(II – Continua)

Riproduzione Riservata