mercoledì, Dicembre 1, 2021
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«Noi contiamo pure in Spagna, il clan del Vomero solo nella sua zona»

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Due camorristi discutono della potenza e della ramificazione delle organizzazioni malavitose

E’ possibile imbattersi anche in discorsi che vertono sulla potenza e la ramificazione delle organizzazioni malavitose, nelle informative di polizia giudiziaria redatte su due clan di Napoli, quello degli Scissionisti, e quello attivo nella zona collinare (Vomero e Arenella). In particolare, a parlare della circostanza è un collaboratore di giustizia, Bruno Danese. Il verbale con le sue dichiarazioni finisce appunto, in una informativa, spina dorsale di una inchiesta contro la cosca dei «separatisti» di Scampia e Secondigliano. Danese rendiconta delle armi di precisione, che nel corso della faida, sarebbero state inviate dalla Spagna, direttamente da Raffaele Amato (anche detto ’o Lello, vertice degli Scissionisti).

E sottolinea come il clan in questione avesse ramificazioni importanti anche in terra iberica, proprio grazie alla presenza di Amato, che da lì (dove si era trasferito in pianta stabile dal 2003, ndr) riusciva a inviare a Napoli, armi e droga (per rifornire le piazze di spaccio). Al riguardo, il collaboratore di giustizia racconta un episodio avvenuto nell’ottobre del 2005, «presso l’abitazione di tale Franco, detto “anni ’60″». «Ricordo – afferma Danese – che con lui parlavo della nostra comune conoscenza del clan del Vomero facente capo (all’epoca dei fatti, ndr) a Giovanni Alfano, Luigi Cimmino e Tonino Caiazzo, in quanto anch’egli (Franco, ndr) era stato in precedenza affiliato a detto clan».

«La conversazione – continua il pentito – aveva ad oggetto il paragone che io gli proponevo circa la potenza di tale clan del Vomero  rispetto a quello degli Scissionisti. Questi mi disse che non si poteva fare alcun paragone, in quanto gli Scissionisti non contavano solo nella zona nord della città di Napoli ed in alcuni comuni limitrofi, ma avevano forti aderenze criminali anche in Spagna. Infatti, grazie alla costate presenza di Raffaele Amato in quel territorio, quest’ultimo non solo faceva giungere a noi le armi e la droga, ma era riuscito a consolidare una sua posizione criminale anche in quel territorio».

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