Armando Del Re, figlio di Vincenzo, ritenuto affiliato ai Di Lauro

di Giancarlo Tommasone

Nel corso degli anni, anche nel periodo della prima faida di Scampia, il nome di Vincenzo Del Re finisce in diverse informative di polizia giudiziaria, e un pentito, Giovanni Fimiani, lo tira in ballo pure per un fatto di sangue risalente alla metà degli anni Novanta e avvenuto in Via San Giovanni a Carbonara. Il 50enne, padre di Armando e Antonio, arrestati per il ferimento della piccola Noemi, è inserito a pieno titolo, secondo gli inquirenti, nelle fila dell’organizzazione malavitosa guidata da Paolo Di Lauro.

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Tra i pentiti che parlano di ’a pacchiana (come è conosciuto Del Re nell’ambiente criminale) c’è anche Maurizio Prestieri, che racconta di un incontro organizzato a Rimini, per far conoscere Paolo di Lauro al 50enne. La piazza di spaccio gestita (per conto del clan di Cupa dell’Arco) da Del Re, che fissa la sua residenza in Via Fratelli Cervi a Scampia, è quella di Via Danubio, a Melito.

La gestione da parte
di Vincenzo Del Re
della piazza di spaccio
in Via Danubio a Melito

La circostanza è annotata in informative di polizia giudiziaria e si evince anche da intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate in seguito al monitoraggio di Pietro Esposito, che si occupa di un’altra piazza, allestita sempre in Via Danubio e sempre per conto dei Di Lauro. Il sette giugno del 2005 – è riportato nell’informativa dei carabinieri di Castello di Cisterna, battezzata «The Shield» – «nell’autovettura in uso a Esposito Pietro, veniva intercettata la conversazione tra quest’ultimo e Maurizio Maione; a Maione, Esposito dice che a breve nel rione di Via Danubio (lato di Via Arno) il Del Re detto “la pacchiana” riaprirà la piazza di spaccio a pieno regime, vendendo oltre che cocaina anche crack, e che la squadra di spacciatori e pali alle sue dipendenze è altamente efficiente in quanto conoscono sia gli operatori di polizia che le auto che questi utilizzano e che pertanto possono subito dileguarsi alla loro vista».

Le conversazioni
intercettate
nell’auto del gestore
di una piazza

Nel pomeriggio dello stesso sette giugno 2005, sempre nell’auto di Esposito viene captato un altro dialogo, che avviene tra quest’ultimo e tale Giovanni (spacciatore non meglio identificato). «Nel corso della conversazione – annotano gli investigatori – lo spacciatore dice che ha notato nel rione una Fiat Brava di colore oro probabilmente appartenente alle forze dell’ordine. Pietro Esposito risponde che non bisogna preoccuparsi più di tanto, in quanto anche la piazza di Del Re Vincenzo, detto “la pacchiana”, ha iniziato a lavorare ed in questo modo le attenzioni degli organi di polizia non sono accentrate solo su di loro, e pertanto dice allo spacciatore di iniziare a vendere in considerazione del fatto che vede degli acquirenti in attesa nelle proprie auto».

Ancora più chiaramente emerge la gestione da parte di Del Re della piazza di Via Danubio, da una ennesima intercettazione, effettuata l’otto giugno 2005. «Nel corso della conversazione – è riportato nell’informativa – Esposito Pietro conversa con Maione Maurizio e gli dice che il Del Re Vincenzo soprannominato “la pacchiana”, gestore dell’altra piazza di spaccio ubicata nel rione di Via Danubio, sta girando nel plesso, al fine di verificare il buon andamento dell’attività di spaccio avendo constatato che manca una vedetta a vigilare sulle intrusioni della polizia giudiziaria, e che è accompagnato nella circostanza, da due fratelli, tra i quali uno di nome Roberto».

L’operazione delle forze
dell’ordine: nel 2003 l’arresto
del fratello di Del Re
e di un suo uomo di fiducia

A dimostrazione del fatto che la gestione dell’altra piazza (che si trova nel plesso popolare di Via Danubio) sia stata affidata dai Di Lauro a Vincenzo Del Re, gli inquirenti, «allegano» all’informativa, il resoconto di una attività di polizia giudiziaria portata  termine il 10 aprile del 2003, «allorquando attraverso dei filmati effettuati nel plesso popolare di Via Danubio, si riusciva a dimostrare un’intensa attività di spaccio. Nell’occasione si traevano in arresto Esposito Davide (detto Cioccolata, ritenuto uno degli uomini di fiducia di Vincenzo Del Re), Del Re Luciano (fratello di Vincenzo), Massimiliano Parlato, Francesco Cecere e Alfonso Di Domenico».

Le dichiarazioni del pentito Giovanni Fimiani:
Del Re e suo fratello parteciparono a un agguato
in Via San Giovanni a Carbonara per vendicarsi
di un’azione ordinata da Raffaele Giuliano

In merito ai legami tra Vincenzo Del Re e Paolo Di Lauro, sono rilevanti pure le dichiarazioni rese al pm, dal collaboratore di giustizia Giovanni Fimiani, il 4 luglio del 2002. «Ho fornito un appoggio logistico per un agguato avvenuto in Via San Giovanni a Carbonara, tra il 1995 e 1997, in danno di una persona legata a ’o zuì (Raffaele Giuliano) che aveva gambizzato il cugino di un mio carissimo amico, Vincenzo Del Re, a sua volta legato a Ciruzzo ’o milionario (Paolo Di Lauro, appunto). La persona vittima dell’agguato si chiama Franco, ed è cugino di Silvana D., donna di Forcella. Parteciparono all’agguato Vincenzo e Salvatore Del Re».