Adolfo Greco, Filippo Capaldo e Michele Zagaria

L’inchiesta sul latte dei Casalesi

di Giancarlo Tommasone

L’aiuto fornito da Greco ai fratelli Capaldo (Nicola e Filippo, nipoti di Michele Zagaria), per la fornitura del latte in un periodo di 4 mesi, si conclude ufficialmente alla fine di novembre del 2013. Quando in effetti, la coop Santa Maria, comincia a lavorare direttamente con Parmalat. Il 5 dicembre dello stesso anno, presso la sede della Cil, azienda di Adolfo Greco, gli 007 dell’Antimafia captano una conversazione ritenuta assai interessante. A parlare sono l’imprenditore stabiese e due dirigenti territoriali di Parmalat, Lorenzo Vanore (finito ai domiciliari) e Pasquale Russo (indagato a piede libero). Nel corso del colloquio, sottolineano gli inquirenti nell’ordinanza, gli interlocutori «riportano chiaramente la storia personale di Filippo Capaldo (condannato per camorra), prediletto del boss Michele Zagaria e reggente del clan in seguito al suo arresto».

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«Adesso vennero (i fratelli Capaldo, ndr) perché Filippo si è liberato (ha ottenuto una misura alternativa al carcere,ndr). Filippo ha avuto l’affidamento, va a lavorare in un supermercato… a San Nicola la Strada», spiega Greco. L’argomento della scarcerazione di Filippo Capaldo, è affrontato dall’imprenditore, anche nel corso di una conversazione, che tiene il 6 dicembe del 2013, con il suo amico Bruno (estraneo all’inchiesta in oggetto). «(Filippo Capaldo) va a lavorare a San Nicola la Strada in una piattaforma di supermercati, fa il responsabile del personale. Hanno fatto questo per farlo andare avanti», racconta Greco. Quest’ultimo dice pure che la coop (dei Capaldo) dal primo dicembre del 2013 ha cominciato a lavorare direttamente con Parmalat. Al che Bruno chiede al suo amico: «Hanno messo la testa a fare bene?». Si riferisce evidentemente ai fratelli Capaldo.

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E Greco, portando avanti una sua personalissima tesi sulle misure antimafia e sul reinserimento nella società di persone considerate legate a sodalizi criminali, risponde: «Se si vogliono mettere a fare delle cose e voi gli vietate di farle, allora devono fare i “malamenti”, questi? Hai capito? C’è un grande contrasto, non è che (dicono): scegliete. Allora se quelli devono fare i “malavitosi” a vita natural durante, lo volete anche voi (si rivolge presumibilmente alla magistratura inquirente, ndr)». «Ma la legge – continua Greco – dice che questo si deve reinserire, pure quando sta carcerato, si deve rimettere, se si rimette e voi non gli date la possibilità…». Bruno, sembra appoggiare le parole dell’imprenditore, e sottolinea: «E allora, voi (gli inquirenti, ndr) dovete vigilare sul mercato, se loro con questa loro (attività)… diciamo… possono creare turbativa. Ecco là dovete controllare… ma voi per non controllare, fate poi il processo all’intenzione».