Il defunto capoclan Mario Fabbrocino

Siamo a San Giuseppe Vesuviano, centro di oltre 31mila abitanti, in provincia di Napoli. Il protagonista della storia è un giovane incensurato, un professionista che non ha mai avuto a che fare con la legge.

La sede del Comune di San Giuseppe Vesuviano

Da sempre, dicono in paese, una grande passione per la politica, che lo ha portato, in virtù di un discreto bottino di voti ottenuto alle ultime elezioni amministrative, a diventare consigliere comunale. Ma i parenti, purtroppo, uno non se li sceglie e nel caso specifico, il giovane consigliere comunale è nipote di un (presunto) camorrista.

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Suo zio, infatti, nei mesi scorsi, è finito in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, perché, ritengono gli inquirenti, rappresenterebbe un elemento apicale di una cosca, «costola» del clan Fabbrocino.

C’è da considerare, naturalmente, che l’uomo è da ritenersi innocente fino a prova contraria e che al momento non è stato sottoposto ad alcun grado di giudizio. Non è escluso, però, che la circostanza della parentela «scomoda» possa avere ripercussioni sul futuro della locale amministrazione.

L’arresto di Mario Fabbrocino, scovato dagli agenti della Dia in Sudamerica il 3 settembre 1997

Il neoletto consigliere ha partecipato alla tornata nello schieramento del riconfermato sindaco di centrodestra Vincenzo Catapano, lo stesso che dopo il trionfo al ballottaggio, è poi passato nelle fila della Lega Nord.

Tornando allo zio del consigliere, è stato coinvolto in una operazione che ha portato all’esecuzione di diverse misure di custodia cautelare.

Al centro dell’inchiesta le attività illecite portate a termine sul territorio di diversi centri dell’hinterland vesuviano, nei paesi in cui storicamente agisce il clan fondato da Mario Fabbrocino, e in altre cittadine limitrofe.