Luigi Nicolais

di Giancarlo Tommasone

Luigi Nicolais, cosa pensa del Pd?
E’ alla canna del gas.
Nicolais (nome storico del Partito democratico napoletano, già ministro nel Governo Prodi bis, assessore regionale con Bassolino, segretario provinciale dei Dem), durante una chiacchierata con Stylo24, esterna il suo pensiero su quella che definisce «la deriva» del partito fondato nel 2007.
Come giudica quanto accaduto al Mav di Ercolano?
Ero a Bruxelles ieri. Cosa è successo?
La polizia ha dovuto presidiare l’incontro post elettorale dopo l’acceso scontro verbale avvenuto tra Nicola Oddati e Massimo Costa. Oddati ha chiesto a Costa di dimettersi dalla carica di segretario provinciale, in tal caso lui avrebbe ritirato il ricorso in Tribunale. 
Mamma mia, siamo a questi livelli. Sono sorpreso si sia arrivati fino a questo punto. Mi dispiace e la cosa mi fa tanta tristezza. Sarebbe stato il momento di interrogarsi sulla sconfitta. Di farlo in maniera costruttiva, ma purtroppo vedo che ormai il Pd è arrivato a un punto di non ritorno. 

A chi attribuisce le responsabilità della pesante sconfitta alle Politiche del 4 marzo?
In parte a Matteo Renzi, in parte al partito stesso che è colpevole di non aver ascoltato le esigenze degli italiani. Si tratta di una sconfitta annunciata, facilmente prevedibile. Sarebbe bastato farsi un giro nei grandi centri come Napoli, Milano, Roma e ascoltare le opinioni dei cittadini. Da questo punto il partito è stato sordo a quelle voci, a quelle esigenze.

Matteo Renzi

Secondo lei, Renzi ha rottamato abbastanza?
Mi chiedo cosa altro avrebbe dovuto rottamare.
Cosa ha voltato alla tornata del 4 marzo?
Alla Camera, Emma Bonino. Al Senato, Partito democratico.
Quindi ancora ci crede nel Pd?
E’ stato l’unico partito di cui ho preso la tessera. Quando è nato ha focalizzato immediatamente la mia attenzione. Ho posto da subito grandi speranze in un progetto che metteva insieme due anime per originare una sinistra con forte attenzione al centro. Quindi è un partito a cui sono molto affezionato. Ma adesso è cambiato tutto rispetto al passato.
Anche nel modo in cui si analizzano le sconfitte?
Ultimamente soprattutto in quello. Ricordo le dimissioni di Veltroni da segretario del Pd, nel 2009, dopo la disfatta in Sardegna. Fu un gesto di maturità e di impatto anche perché servì ad aprire il dialogo all’interno del partito per analizzare quello che non andava e che doveva essere cambiato. 
In cosa ha fallito il progetto del Pd?
Lo ribadisco, oggi si tratta di tante anime, tanti gruppi, tante bande con i loro capetti, che badano soltanto al particolare. Non c’è più alcunché di unitario. E ciò provoca anche episodi come quello che, mi ha raccontato, è accaduto ieri ad Ercolano. Mi dispiace dirlo, ma purtroppo è così: il Partito democratico è alla canna del gas.