Michele Zagaria e Nicola Schiavone

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Negli ambienti criminali non è di certo raro assistere a un tradimento. Il denaro, la smania di potere e anche una offesa subita possono portare persino il più fedele dei soldati a tradire il proprio generale. E, stando a quanto viene riferito dal neo collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, tra Giacomo Capoluongo e Michele Zagaria è andata proprio così. Il figlio di “Sandokan” sta infatti relazionando gli inquirenti delle sue dichiarazioni in merito al processo Jambo. In riferimento alla possibilità che l’ex primula rossa di Casapesenna abbia avuto un ruolo decisivo nella creazione e soprattutto nell’espansione del grande centro commerciale a Trentola Ducenta.

Il centro commerciale Jambo a Trentola Ducenta, nel Casertano

E proprio partendo dai rapporti che lo stesso Zagaria aveva con Alessandro Falco, patron della struttura, e l’allora sindaco Michele Griffo, Schiavone jr ha affermato come fosse “noto a tutti che Falco usava Michele Zagaria per ampliare il centro e anche per lo svincolo della superstrada che fu costruito nell’area del Jambo”. Agevolazioni che Falco “otteneva anche grazie al rapporto con Michele Griffo che all’epoca era sindaco”. A rivelare tutto ciò al pentito sarebbe stato Giacomo Capoluongo, per la Dda da sempre un fedelissimo di “capastorta”, ma che, secondo quanto riferito, lo “odiava a morte”.

E proprio puntando si ciò, come riporta un articolo de ‘Il Mattino’, Nicola Schiavone, nel 2008, periodo in cui era ancora libero, decise di trovare il modo di uccidere Michele Zagaria, già latitante da dodici anni. E colpevole, a suo dire, di non onorare più “i patti in relazione alla quota che doveva versare alla cassa comune”. Fu l’inizio di una caccia all’uomo che andava di pari passo con quella delle forze dell’ordine. Ma che vedeva Schiavone avere dalla sua parte un fedelissimo di Zagaria. Il quale riuscì anche a fare allo stesso i nomi dei due coniugi che nascondevano il boss. Che in quel periodo si trovava nella casa di via Mascagni di proprietà di Generoso Restina, oggi pentito, e Anna Aversano, che collaborò con le forze dell’ordine, in cambio di 10mila euro, alla cattura.

Una offesa da 10mila euro

Secondo Nicola Schiavone, Capoluongo “si offese” per la richiesta, nel 2006, di Zagaria affinché versasse 10mila euro per continuare a gestire il lotto nero ad Aversa. “Sgarro” che avrebbe portato l’ormai ex fedelissimo a collaborare con la fazione avversa per ucciderlo. Cosa che, evidentemente, però non accadde. In quanto il boss venne stanato solo nel 2011 dalla polizia.

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