Il pentito Nicola Schiavone, figlio del boss Sandokan
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Nicola Schiavone, imprenditore omonimo nonché padrino di battesimo del primogenito del boss Francesco “Sandokan” Schiavone è al centro dell’inchiesta su presunte infiltrazioni negli appalti di Rfi. Il tutto dopo essere stato assolto nel primo processo “Spartacus”. I carabinieri di Caserta sono stati, come riporta un articolo del ‘Mattino’, a firma del collega Dario Del Porto, nei giorni scorsi negli uffici della società del Gruppo Ferrovie responsabile della gestione complessiva della rete ferroviaria nazionale, per acquisire documentazione utile alle indagini.

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Agli inizi di aprile erano stati perquisiti gli uffici di tre dirigenti Rfi: Massimo Iorani, già capo della Direzioni acquisti di Rfi, l’ingegnere Paolo Grassi, dirigente di produzione che si occupa di appalti e Giuseppe Russo, in qualità di dirigente del dipartimento di Napoli dei trasporti ferroviari, a Gianturco. Nei giorni scorsi un quarto dirigente della società, Pierfrancesco Bellotti, è stato perquisito.

 

Si indaga sui rapporti tra esponenti Rfi e l’imprenditore Nicola Schiavone, che, secondo l’omonimo boss del clan dei Casalesi, da 7 mesi collaboratore di giustizia, sarebbe “una sorta di facilitatore, che si è speso negli anni nell’interesse della famiglia che gli ha fornito le basi, senza mai tralasciare di ripagarla. Deve la sia fortuna all’interessamento di mio padre”. I carabinieri, da intercettazioni e fotografie a loro disposizione, desumono che il manager Nicola Schiavone abbia pagato, lo scorso settembre, duemila euro in contanti per un soggiorno del dirigente Iorani in un lussuoso albergo di Positano. E che lo scorso ottobre abbia acquistato una coppia di gemelli acquistata presso una gioielleria romana del valore di 610 euro per regalarsli all’ingegnere Grassi.

 

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