Il boss pentito Nicola Schiavone

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Il clan dei Casalesi voleva espropriare i fondi agricoli della Curia di Aversa. A riferirlo è Nicola Schiavone, che da agosto ha deciso di collaborare con la giustizia. Forte di un cognome che riporta al padre Francesco, recluso al carcere duro da 20 anni. Il figlio di ‘Sandokan’ ha raccontato, nel dettaglio, di come venne organizzata anche una riunione con i coloni, per convincerli a rinunciare a ogni diritto sui lotti di terreno. Primo fondamentale passaggio cui sarebbe seguita la richiesta dell’esproprio alla Curia. E, come riporta un articolo de ‘Il Mattino’ a firma di Leandro del Gaudio, erano persino già stati presi contatti per realizzare tutto gestendo progetti realizzati con fondi pubblici.

“Stavamo facendo un affare a Villa di Briano – riferisce Schiavone jr -, a proposito di un fondo di proprietà della Curia, per il quale stavamo anche avanzando una offerta. L’idea era di lottizzare il terreno, che in parte sarebbe rimasto ai coloni, per poi farlo inserire nel piano regolatore. L’operazione – continua – era complessa, in quanto innanzitutto era necessaria la rinuncia dei coloni, che essendo nostri amici l’avrebbero concessa a noi e non ad altri, anche perché i fondi erano occupati da loro da almeno 50-60 anni. E a noi la rinuncia arrivò, fu avanzata anche l’offerta alla Curia sulla scorta di una indicazione fatta dall’ingegnere’omissis’…”.

Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine
Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine

Tutto fatto, insomma, ma allora cosa fu a far saltare tutto? Aspetto non da poco da sottolineare, nella ricostruzione dei fatti, che ci troviamo nella zona di Villa di Briano, in cui a dettare legge era Antonio Iovine, altro boss pentito e capace da anni di raccontare i rapporti tra politica, camorra e imprenditoria.

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