Il boss pentito Nicola Schiavone

L’interrogatorio di Nicola: «Se fossero rimasti nel paese non avrebbero avuto speranze di fare una vita diversa»»

Francesco Schiavone, alias Sandokan, uno dei «grandi capi» dell’organizzazione camorristica dei Casalesi avrebbe voluto per Nicola, Walter e gli altri suoi figli una vita diversa dalla sua, lontano dalla criminalità e da Casal Di Principe. Raccomandazione che Nicola, oggi collaboratore di giustizia, ha girato a più riprese ai propri fratelli minori. Lo rivela lo stesso pentito nell’interrogatorio che ha rilasciato nell’ambito delle indagini sul racket delle mozzarelle. Francesco e Nicola Schiavone dunque hanno desiderato l’allontanamento della famiglia dal clan.

«Noi Schiavone – afferma Nicola -, per quanto so, non abbiamo più ruoli di vertice nell’organizzazione, credo che il nome continui a girare nostro malgrado. Questo è quello che io ritengo, non avendo più diverse informazioni provenienti da Casale. Mio fratello Carmine ha avuto effettivamente per un breve periodo lo reggenza del clan nell’immediatezza del mio arresto e sino a quando è stato arrestato tra la fine del 2012 e gli inizi del 2013». Per quanto riguarda il fratello Walter, il collaboratore riferisce di non sapere cosa faccia attualmente «per quanto a mia conoscenza in passato, e mi riferisco all’epoca in cui ero libero, gestiva un giro di mozzarelle nel senso che forniva a diversi commercianti le mozzarelle della cooperativa». Attività che lo stesso aveva consigliato a Walter di ingrandire, inviti a cui lui «si è sempre sottratto preferendo mantenerla in termini più circoscritti».

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«Non ho mai avuto uno stretto rapporto confidanziale con Walter»

Il collaboratore però spiega di non aver molti dettagli da dire a causa dei rapporti ridotti al minimo tra i due fratelli. «Questa attività – dice – a me non interessava ed anche perché non ho mai avuto uno stretto rapporto confidanziale con Walter che in varie occasioni mi ha portato guai». «Vado molto più d’accordo con Carmine» aggiunge. Nonostante tutto Nicola avrebbe voluto per Walter, Carmine, Emanuele Libero una vita lontana dalla criminalità, secondo il suo racconto: «Come mio padre avrebbe voluto per me io mi prodigavo perché loro non facessero le mie stesse scelte e quindi gli errori che io ho compiuto, sono però consapevole del fallo che abbiamo un’eredità pesante e che qualunque cosa viene da noi ho una lettura diversa da quella di cui godrebbero gli altri».

«A tal proposito ricordo che proprio qualche tempo primo del mio arresto, durante la latitanza, incontrai Walter al quale dissi che se mi avessero arrestato sarebbe stato opportuno che loro, tutti, si fossero allontanati da Casale al fine di poter costruire una vita ed un futuro diverso. Lo avvisai in quella circostanza che se fossero rimasti nel paese non avrebbero avuto speranze di fare una vita diversa. Proprio a questo proposito ricordo quanto mio fratello lvanhoe abbia sofferto dopo l’arresto patito nella primavera 2011/2012 e, speravo che potessero apprezzare la libertà e fare scelte diverse» conclude l’interrogatorio di Nicola Schiavone.

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