Nicola Izzo

di Giancarlo Tommasone

Un uomo dello Stato, Nicola Izzo. Nel corso della sua carriera ha rivestito incarichi di grande spessore e responsabilità. E’ stato questore di grandi città, come Napoli e Torino; prefetto; direttore centrale per i Servizi Tecnico Logistici e la gestione patrimoniale; capo della Segreteria del Dipartimento della Pubblica sicurezza e vicecapo vicario della Polizia. Abbiamo raccolto la sua testimonianza sul ruolo dell’agente provocatore e sull’utilizzo di tale figura in un’inchiesta, sia essa giudiziaria o giornalistica.

Prefetto, come reputa l’impiego di un agente provocatore all’interno di un’inchiesta giornalistica o della magistratura?
Attenzione. Se parliamo dell’impiego di un agente che potrebbe far emergere prove dell’esistenza di un reato, sicuramente è un fatto utile. Se si tratta, invece, di chi va a provocare per la commissione di reati, bisogna sottolineare che, al momento, la legge non lo prevede. Credo anche che nel quadro generale dell’ordinamento italiano non ci siano norme facilmente prevedibili. Bisognerebbe, poi, ben circoscrivere in quali casi questo nuovo istituto giuridico debba e possa operare: che tipo di provocazioni?

Quindi fa una distinzione sui reati che si andrebbero eventualmente a provocare?Assolutamente sì. Una cosa è provocare per acquistare qualcosa di cui la persona è in possesso. Parlo ad esempio di inchieste nel campo del traffico di sostanze stupefacenti, in questo ambito l’impiego di un agente sotto copertura è previsto già da anni. Altra cosa è andare a provocare per una corruzione. In questo caso in vendita ci sarebbe “l’onorabilità” della persona, allora poniamoci una domanda: qualora la persona “tentata” non accettasse di essere corrotta, cosa si fa? Gli innalziamo un monumento? Gli diamo un attestato di  incorruttibile? Se mettiamo in gioco “ l’onore , la dignità “ di una persona, lo dobbiamo riconoscere sia in caso negativo, ma soprattutto in quello positivo e questo è esiziale per la sopravvivenza di un sistema democratico e di diritto.

Si è mai trovato durante la sua carriera di uomo dello Stato a coordinare una ‘missione’ con un agente provocatore o un agente sotto copertura?
Guardi, ne ho solo potuto sentire parlare, perché ho smesso le funzioni di polizia giudiziaria nei lontani anni Novanta. Ho potuto sentire dei risultati, ma mai agire direttamente in tal senso. All’epoca credo, l’ordinamento nemmeno prevedeva questi strumenti di indagine.

Cosa pensa delle modalità con cui è stata condotta l’inchiesta giornalistica di Fanpage.it?
Il sistema dell’informazione pubblica è una cosa estremamente interessante e, come in questo specifico caso, può essere utile anche a scoprire i livelli di permeabilità corruttiva del sistema politico. Quindi, da questo punto di vista, non vedo nulla di censurabile, rilevo solo che, se non vogliamo dar corpo ai populismi censori, dovrebbe far notizia anche l’atteggiamento – che forse ci sarà pure stato – di qualcuno che ha rifiutato le offerte.

Nel caso si fosse andato a cercare solo chi avrebbe detto sì?
In questo caso lei mi vuol dire che siamo di fronte a una vicenda in cui ci sono già dei ‘fumus’ relativi a una violazione delle norme. In un caso del genere non ci troviamo più davanti a un fatto giornalistico, ma a un fatto di natura investigativa penale. Se si è a conoscenza che c’è qualcuno che è disponibile a farsi corrompere e che – semmai – si è fatto già corrompere, deve intervenire la polizia e l’autorità giudiziaria. Non penso che i processi si debbano celebrare sui giornali.

Da sinistra Gianni De Gennaro e Nicola Izzo

I giornalisti di Fanpage hanno però informato la Procura.
Certo, andava fatto. Che ci siano inchieste giornalistiche che svelano il malcostume, è fatto positivo. Ma la condizione, secondo me, deve essere questa: dobbiamo informare del male, ma dobbiamo informare anche del bene. Perché la gente deve fare i suoi distinguo, deve sapere tutto e non solo quello che fa comodo a chi orienta l’opinione pubblica. Altrimenti, parafrasando Sciascia, “se tutto è mafia, niente è mafia”, potremmo dire “se tutto è corrotto, niente è corrotto”.

Parliamo di tempestività. Come giudica il fatto che l’inchiesta sulla Sma sia ‘uscita’ alla vigilia delle elezioni?
Perché nulla è casuale – e chi ne parla potrebbe fare anche qualche esempio personale – in molti casi si pubblica quando è momento in cui le notizie sono utili. Sono utili a chi vuole manipolare, a chi ha interesse circa i risultati che il discredito crea  all’avversario. Poteva essere fatto prima? Dopo? Viene invece fatto quando i figli di De Luca vengono in qualche modo interessati dall’agone politico. Tutto ciò alimenta il discredito della politica.

Quale il rischio?
Se non c’è una politica sana ci si avvia verso le dittature. O il sistema democratico è sano ed ha i suoi anticorpi o andremo incontro ai totalitarismi. Naturalmente non si tratterà di riesumazioni di quelli del ventesimo secolo, ma i principi di libertà corrono seri rischi.

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