Masaniello: Scuorne a vvuie! Guardate comme’ me so’ ridotte! Ched’è? Nisciuno tene ‘o  curaggio annanze a ‘stu Cristo …. Traditure!
Carrese : Masaniè statte zitte e scinne a ‘lla ngopp! Ca nun tiene cchiu’ ‘o diritt’ ‘e parla’!
Vitale : Chi è traditore? Tu si’ ‘o traditore si vien ancora a parlà cu nuie! Nun’ ‘o  state a ssentere! Si vuleve parla’ parlava primma ….
Masaniello: Stateme a sentere! Faciteme parlà! V’aggia dicere ‘na cosa! Pecché nun me facite parlà? Eminenza … ma io teneva tante cose ‘a  dicere…
Cardinale: Non ora! Non in questo luogo! Non è tanto facile offendere Iddio. Egli ama i folli e gli uomini stanchi. Ora vai sereno. Noi ti assolviamo dai tuoi peccati nel nome del perdono di Dio.
Masaniello si volta, smarrito verso la navata della chiesa, cercando aiuto tra i suoi compagni, o almeno un barlume di riconoscenza per ciò che è stato, per ciò che egli ha rappresentato, solo fino a qualche giorno prima. Richiamato da una voce minacciosa proveniente da un pulpito alle sue spalle, si volta. Un popolano gli spara. Muore. Irrompe Bernardina, la moglie, disperata…
Bernardina : Aaaaaaaaa!!!!!!!  E che ssi muort’ a ffà? … Ca coccudune t’avesse accise uno s’’o puteva pensà. Ammagare ’e nobbile,’o duca ‘e  Maddalloni, cocc’ gabbelliere, ‘na  guardia …. Ma nun so’ nobbile, e nun so’ cavaliere, e nun so’  nemmanco Spagnoli … song’ amici!!! So’ muorte ‘e famme comm’ a te e comm’ a mme!
                                             Masaniello, opera teatrale di Elvio Porta e Armando Pugliese

Masaniello ritratto da Micco Spadaro

E’ la storia del rapporto tra la nostra città ed i suoi idoli. Ancor di più tra il nostro popolo e gli eroi, suoi figli. A questa deleteria controversia sfuggì Diego, e non perché non fosse figlio di questo popolo, (forse … chissà … chi può dirlo davvero?) ma, perché ne incarnò gran parte dei pregi e non tutti i difetti, fino ad avere la forza di trionfare. Masaniello andava invece sostenuto fino in fondo. Non era il più grande rivoluzionario di tutti i tempi, non poteva vincere da solo né aveva la statura per guidare, da solo, il popolo fino a palazzo. Ma aveva la capacità di essere il capitano di quel popolo.

hamsik
Il capitano Marek Hamsik

Come Marek … come Insigne … già … Lorenzo. E’ bastato che ci fosse la possibilità concreta di scivolare lontano da quella squadra maledetta, che deturpa i nostri sogni e soprattutto contorce i nostri giudizi, perché abbandonassimo i ragazzi al loro destino. Delusi ed arrabbiati perché abbiamo giudicato i nostri eroi incapaci di regalarci il sogno. Forse non tutti abbiamo fischiato domenica pomeriggio, quando il Chievo sembrava affossare le nostre speranze, ma io credo che tutti, non uno di meno, avremmo invece dovuto sostenere. Per guadagnare un centimetro, per vedere una luce nel buio, per provarci ancora e ancora, spalla a spalla. E ancora di più.

Tutti avremmo dovuto applaudire Lorenzo

Lorenzo che tenta sempre quel tiro a giro sul palo lontano che non va mai dentro, Lorenzo che davanti al portiere dell’Inter, alto quattro metri, tenta il pallonetto impossibile, Lorenzo che reagisce a criaturo maleducato, contro quelli che si permettono di fischiarlo.

Insigne zittisce chi poco prima lo aveva fischiato (frame tratto da Sky)

Lorenzo che poi, nei minuti successivi al litigio amoroso, diventa campione del mondo di possesso di palle al quadrato. Non si deprime come la maggior parte degli esseri umani avrebbe fatto sulla faccia della terra, ma libera il talento. Tiro a giro, parata di Sorrentino. Assist filtrante per Callejon, palo sfiorato.

Parabola maradoniana per Milik, palla in rete

E ancora, maleducatamente e sfacciatamente, tutti zitti. E ora negli ultimi secondi, succeda ciò che succeda. Persino l’apoteosi. Persino un tiro a giro nell’angolino lontano di Amadou Diawara. Goooooooooooool!!!!!!!!!!

Amadou Diawara

C’era un coro da stadio di qualche anno fa che concludeva … i ragazzi han bisogno di noi!…. C’erano tanti cori da stadio che esaltavano singolarmente i giocatori con nomi e rime per loro inventate…. C’è qui un umile servitore del palcoscenico che, pur esaltato dagli applausi comuni, non può nascondere la propria vanitosa gioia, quando all’orecchio giunge una gratificazione personale per una risata procurata, piuttosto che per una emozione regalata. E dopo, con animo leggero e fiducioso, questo attore riesce qualche volta a recitare, al di là del limite imposto dal talento, che madre natura gli ha messo a disposizione.

L’attore Peppe Miale

Ed è ciò che serve a questo manipolo di ragazzi coraggiosi. Per poter vincere c’è necessità che si vada oltre i limiti, oltre il talento, oltre un numero di punti, che in qualunque altro momento storico avrebbe consentito una cavalcata trionfale e non un frustrante inseguimento. Sosteniamoli ancora e ancora.  Non è retorica, ma concreta necessità, affinché ci possa essere in campo quella corsa in più, quel recupero disperato, quel colpo di genio imprevisto, che solo il vento della fiducia può far si che si realizzi. Sosteniamoli ancora. E ancora. Altro che fischi. Anche perché, come urla disperata Bernardina, ca coccudune t’avesse accise uno so putevo pure penzà… Ma nuie simm’ amici!!!!
PS: le mie più profonde scuse per gli eventuali errori nella scrittura in Napoletano, in primis agli straordinari Elvio Porta e Armando Pugliese, creatori del magnifico capolavoro, umilmente citato.

Azzurramente, Peppe Miale

Le altre puntate di Palcoscenico Azzurro: Uno, Due, Tre, Quattro, Cinque, Sei, Sette, Otto, Nove, Dieci, Undici