di Giancarlo Tommasone

Si chiama Rajib Sayed, ha 31 anni e viene dal Bangladesh. Per chi non lo sapesse, è stato uno dei due sfidanti, alle elezioni tenutesi a Napoli lo scorso 15 luglio per scegliere il consigliere extracomunitario aggiunto. Le consultazioni hanno visto trionfare Viraj Prasanna, 41 anni, di nazionalità cingalese. Dopo aver ascoltato Viraj, o meglio il suo interprete, Stylo24 ha intervistato Rajib, raccogliendo le sue considerazioni sul voto e sugli strascichi post-elettorali. Ma la prima domanda la fa proprio Rajib.

«Come ha fatto Viraj a sapere che si sarebbero tenute le elezioni, visto che non parla, non comprende e non riesce a leggere l’italiano?». A questa domanda, dice Rajib, nessuno è stato ancora in grado di rispondere.
Lo scorso sei agosto, ha partecipato al «Tavolo immigrati» convocato dall’assessore al Welfare, Gaeta. Come mai lei c’era e Viraj non è stato nemmeno invitato?
«Questo non lo so, posso dire solo che la maggioranza di noi si impegna per le comunità straniere che risiedono a Napoli. Spero che Viraj, in futuro, possa essere più presente, perché ricopre un ruolo importante, rappresenta tutti noi».
Durante la riunione di lunedì scorso a Palazzo San Giacomo, di cosa si è parlato?
«Diciamo che sul tavolo è stata messa anche la proposta per invitare alle dimissioni Viraj».

Anche lei lo ha chiesto, durante il suo intervento?
«Io personalmente no, ma molti rappresentanti delle varie comunità e delle associazioni lo hanno fatto».
Hanno chiesto che si dimettesse per il fatto che non parli italiano?
«Io dico di aspettare, vedremo che cosa succederà a settembre. Effettivamente molti di noi non parlano in italiano perfettamente, ma riescono a comprenderlo, a farsi capire. Ad esprimersi in maniera accettabile. La lingua è la base per chiunque voglia rivestire un ruolo istituzionale, come quello del consigliere aggiunto».
Secondo lei, chi c’è dietro Viraj?
«A questa domanda preferirei non rispondere. So soltanto che a tutte le comunità di stranieri che vivono a Napoli è stata data una grande opportunità. E bisogna avere consapevolezza di ciò.Onorarla».

L’assessore Alessandra Sardu e Viraj Prasanna

Torniamo al tema della partecipazione, perché dice che Viraj dovrebbe intervenire di più?
«Perché è un simbolo e c’è bisogno di lui anche alle manifestazioni, oltre che in consiglio comunale. Dovrebbe essere la voce delle comunità in ogni occasione. Ad esempio, quando è stato ferito il ragazzo senegalese al Vasto (Cissé Elhadji Diebel, ndr), ho chiamato io Viraj, chiedendo che facesse visita al giovane. Perché non era intervenuto nemmeno con un messaggio di solidarietà. Dopo la mia chiamata, poi è passato in ospedale, è stato qualche minuto senza dire una parola ed è andato via senza salutare. Siamo rimasti un po’ male, perché Viraj non è il rappresentante della sola comunità cingalese, ma di tutti gli stranieri».

Il consigliere comunale aggiunto, Viraj Prasanna

Durante il periodo che ha portato alle elezioni, vi siete interfacciati solo con l’assessore Alessandra Sardu?
«Sì, solo con lei. In altre occasioni, ma per altre questioni legate comunque, sempre alle comunità degli stranieri, ci siamo visti con l’assessore Gaeta».
Lasciando stare l’esito del voto che ha decretato la sua sconfitta, secondo lei, come sono state gestite le consultazioni?
«Per noi, ribadisco, è stato un passo importante, anche se ci sarebbe stato bisogno di più tempo. Ritengo che i giorni a disposizione per la campagna elettorale, per i comizi, per far sapere alla gente che per la prima volta, avrebbe potuto votare, sono stati troppo pochi».

L’assessore comunale al Welfare, Roberta Gaeta

Effettivamente l’affluenza è stata molto bassa. Come se lo spiega?
«Personalmente ho fatto presente al Comune che in estate molti stranieri tornano nei Paesi di origine per andare a trovare i familiari. Secondo me le elezioni andavano fatte in autunno, ma mi è stato detto che ormai era tutto pronto e non si poteva rimandare».
Terminiamo l’intervista così come l’abbiamo iniziata, con una domanda di Rajib Sayed.
«Viraj ha detto che in questo mese si impegnerà a imparare l’italiano così da essere pronto a settembre. Come farà ad apprenderlo in una trentina di giorni, visto che non ci è riuscito nei quasi 20 anni trascorsi in Italia?»