Neomelodici e camorra, ecco il nuovo video contro i pentiti

Il giovane Antonio Muscetti e il veterano Tony Marciano duettano nella clip del brano «E’ cagnat tutt cos», ennesimo inno alla malavita organizzata

Il cantante (54 anni) di Torre Annunziata nel 2012 fu arrestato per droga

di Giancarlo Tommasone

Il video è il sequel di un’altra produzione. E si apre con una frase: ti devi fare questa latitanza. Nelle intenzioni del regista, le parole vengono utilizzate per collegare idealmente due clip (la prima è stata pubblicata su YouTube a gennaio del 2019, la seconda, quella di cui ci occupiamo, pochi giorni fa). Parte la sequenza che descrive l’incontro tra un affiliato e il boss. Poi inizia il brano che si intitola «E’ cagnat tutt cos» (è cambiato tutto, sottotitolo «Malavita 2», realizzato dalla BR Production di Raffaele Bellopede). Il pezzo è interpretato dal giovane cantante Antonio Muscetti e dal veterano della musica neomelodica, Tony Marciano (Ciro all’anagrafe), 54 anni di Torre Annuziata.

L’arresto per droga nel 2012

Quest’ultimo, nel 2012, è stato coinvolto in un’inchiesta per droga che lo ha portato in carcere (ci è rimasto un paio d’anni), insieme a narcotrafficanti considerati vicini al clan Gionta.

E’ cambiato tutto, appunto, questo il filo conduttore dello storytelling della canzone, un manifesto ipercritico nei confronti dell’atteggiamento delle nuove leve della camorra, che fanno troppo chiasso, «mentre prima nel silenzio comandavamo la città». «Non sono più quelli di una volta questi ragazzi ’e miezz’ ’a via», canta Marciano, «adesso si vendono per poco o niente, prima giurano fedeltà e non appena ti volti, fanno gli infami». «Non esistono più gli uomini d’onore, ora si cantano come fosse niente, è finita l’omertà», recita ancora la parte del brano interpretata da Tony. Oggi fanno subito i pentiti, e per quelli che si pentono non c’è altra soluzione: bisogna fargliela pagare. Con la vita. C’è qualche eccezione, come il personaggio interpretato da Muscetti, che sulle note, racconta fiero: sono stato in galera per dieci anni, ma non ho parlato per il bene della famiglia.

La nuova hit neomelodica
contro i collaboratori di giustizia

Marciano suggella il suo assenso con una frase che non lascia spazio a fraintendimenti: pure il padre (dell’infame) ha sbagliato e la deve pagare. La canzone termina al minuto 6 e 36 secondi. Poi la sequenza di circa quattro minuti, durante la quale si assiste all’esecuzione di chi ha fatto la spia. Il tutto girato all’ombra delle vele di Scampia, e nel vicino quartiere di Secondigliano. In calce al video caricato su YouTube l’otto novembre scorso (nel momento che scriviamo, ha superato abbondantemente le 70mila visualizzazioni) c’è una nota del regista: «Ovviamente tutti noi che abbiamo partecipato al videoclip ci dissociamo da tutto questo, e ci limitiamo ad essere dei racconta storie». Nel frattempo, però, il messaggio contro i pentiti e quello che arriva all’ascoltatore come ennesimo inno alla camorra, viene ampiamente veicolato e corre veloce in rete. Ancora una volta, coinvolto in un episodio del genere, è Tony Marciano, personaggio assai discusso dell’universo neomelodico napoletano.

I precedenti «artistici»
di Tony Marciano e quel testo

che sarebbe stato

scritto dal boss Aldo Gionta

Circa dieci anni fa, duettando con il collega Anthony ha interpretato la canzone «Nun ciamma arrennere» (la traduzione dal napoletano sgangherato utilizzato nel titolo è: non dobbiamo arrenderci), anche in questo caso una hit contro il fenomeno del pentitismo. Le parole del brano in questione, ipotizzano gli inquirenti, sarebbero state scritte da Aldo Gionta, soprannominato il boss poeta.

Il ringraziamento al ras dei Paglialoni
durante la festa per i falò dell’otto dicembre

E c’è pure un’altra vicenda in cui è coinvolto il 54enne oplontino: durante il falò dell’otto dicembre scorso, quello al Rione Savorito di Castellammare, durante il quale si assistette all’incendio del fantoccio del pentito, Tony Marciano, invitato a cantare per l’occasione, affermò: «Ringrazio Salvatore della Faito per aver reso possibile tutto questo». Salvatore della Faito altri non è che Salvatore Imparato, vertice dei Paglialoni, e uomo di fiducia del clan D’Alessandro.