(Nelle foto il defunto boss Giuseppe Avventurato e il ras Antonio Moccia)

Un’intercettazione svela l’incontro tra l’imprenditore dei Moccia, Alberto Coppola, e il ras Giuseppe Avventurato prima di aprire il nuovo deposito: «Qui comanda lui, ma non a barzelletta»

di Luigi Nicolosi

Non ci sono soltanto gli affermati e temibili clan della periferia est di Napoli e della città di Afragola al centro della colossale inchiesta Petrol Mafie Spa. Sulla “torta” si sarebbero lanciati con inattesa voracità anche alcuni gruppi apparentemente minori, ma non per questo meno radicati sui rispettivi territori di competenza e, soprattutto, agguerriti. Tra le pieghe delle quasi seicento pagine dell’indagine ecco che salta così fuori il nome del boss Giuseppe Avventurato, dominus della mala di Acerra assassinato nel dicembre del 2019, al quale l’imprenditore vicino al clan Moccia, Alberto Coppola, si sarebbe rivolto per non avere “problemi” prima di avviare un’attività di stoccaggio in zona. Per Avventurato potrebbe essersi trattato dell’ultimo grosso affare prima di andare incontro, qualche mese più tardi, alla morte.

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L’episodio viene così inquadrato dagli inquirenti che hanno lavorato al caso: «Coppola, da esponente ormai affermato dei Moccia, e consapevole degli assetti e delle dinamiche criminali esistenti nell’area vesuviana e nolana, nell’avviare l’attività di commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi presso il deposito di carburanti condotto in fitto dalla Oil Company Srl di Gennaro Spadafora, contatta Giovanni Catapane per un incontro con un elemento di spicco del clan egemone sul territorio di Acerra». Quell’uomo di lì a breve si rivelerà essere “Peppe” Avventurato, affermato ras figlio del capoclan Domenico, anch’egli ammazzato in un agguato di camorra alla fine degli anni Ottanta, nel pieno dell’atroce faida tra la Nco e la Nuova famiglia.

È il 18 marzo del 2017 e il summit viene registrato grazie a un virus informatico dagli investigatori della guardia di finanza. Catapane presenta subito i due: «Alberto questo è il mio compare… siamo di famiglia… è l’uomo che oggi comanda ad Acerra… comanda lui ma non a barzelletta… adesso te lo presento… Alberto Coppola». Terminati i convenevoli, Coppola mostra la struttura del deposito e chiede ad Avventurato, andando subito al dunque, di segnalargli una persona affidabile e di fiducia da assumere come guardiano: «Come mi devo comportare… non ci sono problemi, se lo devo inquadrare lo inquadro…». Coppola chiarisce poi di aver contattato Giovanni «per poter incontrare una persona che gli evitasse problemi con le persone del luogo».

Nel corso della conversazione Coppola porta poi a conoscenza di Avventurato la sua parentela con Tonino Moccia. “Peppe” pur rispettando la caratura del personaggio mette però subito le cose in chiaro: «Rispetti e riguardi… lui sta ad Afragola, noi stiamo ad Acerra». Come a dire, “ok, ma qui le regole le facciamo noi”. Prima di congedarsi Avventurato dò però un’ulteriore dimostrazione di quanto sia addentro a certi meccanismi tirando in ballo alcune scomode conoscenze comuni: «Io ho una bella amicizia sapete con chi… i Formicola». Coppola incassa e rilancia: «I Formicola… quelli sono miei cugini… li faccio venire… li faccio venire qua?». E ancora, rivolgendosi ad Avventurato: «Devi parlare con tuo fratello Bruno e devi chiedere chi è Alberto… quando io venivo ad Acerra, quando stavano i cotugnari… quando stavano gli uomini… Michele Ferrara… Alessandro il meccanico… carusiello… io me la facevo qua, mio cugino mi portava come scorta appressso.. io ero ragazzo e portavo la macchina». L’affare sull’asse Napoli-Acerra poteva andare in porto.

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