“Nel nome del pallone” racconta stadi, santi, riti e miracoli di una fede popolare che passa dai padri ai figli
La domanda non è se il calcio sia una religione. Quella risposta sembra già scritta negli stadi, nei cori e nelle domeniche organizzate attorno a una partita. Fulvio Paglialunga parte un passo più avanti: perché continuiamo a crederci?
È qui che “Nel nome del pallone” trova la sua strada. Il nuovo libro del giornalista Rai prende il calcio e lo osserva come un sistema di fede, appartenenza e memoria. Rai Libri presenta il volume come un viaggio tra riti, luoghi sacri, martiri e santi eletti dalle curve.
Lo stadio diventa una cattedrale
La metafora funziona perché il materiale è già tutto lì. Ci sono le cattedrali di cemento, i pellegrinaggi, le reliquie, i miracoli e una liturgia che torna ogni settimana.
Paglialunga aveva già raccontato l’ereditarietà della passione calcistica. Qui il discorso si allarga: il pallone diventa identità, rito collettivo e linguaggio capace di unire perfetti sconosciuti. Un rapporto tra calcio e memoria che Stylo24 ha affrontato anche raccontando la storia del Napoli attraverso i suoi protagonisti.

Pasolini, Galeano e i sacerdoti del pallone
A dare parole a questa religione ci sono i suoi sacerdoti. Paglialunga passa da Pier Paolo Pasolini a Eduardo Galeano, Osvaldo Soriano, Gianni Brera, Giovanni Arpino, Nick Hornby, John King e Desmond Morris.
Poi arriva Jorge Valdano, figura quasi perfetta per il gioco della metafora: calciatore, allenatore e scrittore. Il libro, pubblicato nel catalogo ufficiale di Rai Libri, conta 336 pagine.

Il Sud, Maradona e la magia del tifo
Nel racconto c’è molto Sud. C’è Erasmo Iacovone, icona di Taranto, e c’è l’Argentina, dove calcio e religione finiscono spesso per parlare la stessa lingua.
Ci sono San Lorenzo, il Maracanà, Hillsborough, Heysel e Superga. Poi Valentino Mazzola, Roberto Baggio, Eric Cantona, Aldo Pedro Poy e Tomás Carlovich. Maradona compare quasi naturalmente in questa geografia del sacro.
Anche Stylo24 ha seguito questa vena della narrativa sportiva raccontando il calcio attraverso memoria, letteratura e grandi portieri.
La partita finisce, il rito resta
Alla fine il centro del libro siamo noi. Il padre che porta il figlio allo stadio. La prima maglia. La prima sconfitta. Il posto sugli spalti che non è un posto qualsiasi, ma “il tuo posto”.
Perché il pallone, quando diventa appartenenza, porta sempre altrove: nell’infanzia, nelle città, nei ricordi. E forse la risposta alla domanda iniziale è proprio lì. Continuiamo a crederci perché quella fede racconta una parte di noi.

















