domenica, Novembre 27, 2022
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Nel Mediterraneo è allarme plastica: 5 città italiane tra le più inquinanti

Ogni anno nel mare nostrum finiscono 229mila tonnellate di rifiuti

di Ilaria Riccelli

Proprio stamattina prendevo una spremuta d’arancia in un bicchiere monouso, quando, dopo uno sguardo perplesso, mi sono fortunatamente accorta della scritta «compostabile» sul margine del bicchiere. Fare attenzione allo smaltimento dei rifiuti mediante la raccolta differenziata è importante, ma non produrre più plastiche – almeno a livello casalingo! – è essenziale per la salvaguardia dei nostri mari.

L’allarme plastica nel Mediterraneo è stata nuovamente lanciata dal WWF che fa un bilancio delle 229mila tonnellate di plastiche che ogni anno (come se ogni giorno fosse sversato in mare il contenuto di 500 container) finiscono sul fondale del mare nostrum: le principali responsabili in Italia sono le città di Roma, Milano, Genova, Torino e Palermo. L’incidenza preponderante del pericoloso inquinamento per la salute dell’ecosistema marino e per quella umana deriva da Paesi come l’Egitto (32%) Italia (15%) e Turchia (10%), che contaminano, con la plastica delle proprie città, il mar Mediterraneo.

L’errato ciclo di smaltimento

Il problema – secondo l’analisi svolta dall’Unep (United Nation Enviroment Programme) – deriva dall’errato ciclo di smaltimento di rifiuti a terra. Quello che appare evidente è che non ci sono sufficienti impianti di riciclaggio. I rifiuti sono quindi trasportati oltreoceano, ma, durante la tratta, più di un terzo del materiale trasportato finirebbe illegalmente in mare, prima di arrivare agli impianti. La natura ha un’ottima memoria, la plastica abbandonata in mare, riemerge sulle rive del sud est asiatico creando isole di plastica. Basti pensare alle spiagge dell’isola indonesiana di Bali, dove si stanziano piccoli villaggi di pescatori, più volte immortalati in immagini che li ritraggono sommersi dai rifiuti. È l’oceano che rigetta sulla terra tutto quello che indebitamente viene scaricato nelle sue acque.

Qual è la soluzione?

Al momento, sebbene i danni ambientali derivino dalla malagestione dei rifiuti, è possibile adottare degli stili di vita virtuosi che eliminino il consumo di plastica almeno al livello domestico. Piccole attenzioni, che portino a ridurre il consumo di saponi o detersivi non organici, cercando di comprarli in ogni caso sfusi, in modo da utilizzare sempre lo stesso contenitore ricaricabile, e soprattutto dovremmo introdurre l’abitudine di prediligere sempre bicchieri monouso compostabili. Sono piccole mosse pensate per contribuire su larga scala a salvare i nostri mari dal degrado a cui inesorabilmente stanno andando in contro.

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