La necessità di programmare.

di Francesca Piccolo.

“Abbiamo avuto un incontro molto positivo che garantisce la continuità dell’esperienza del ristorante della Nuova cucina organizzata”. Lo ha detto il presidente della giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca parlando a margine della visita alla palestra di Gianni Maddaloni nel quartiere napoletano di Scampia. Dunque non ci sarà l’annunciata chiusura del ristorante gestito a Casal di Principe da una coop sociale, come ha spiegato De Luca, perché la Regione metterà a disposizione subito ben 700mila euro. Il ristorante NCO – “Nuova Cucina Organizzata”, lo ricordiamo nasce all’indomani dell’inaugurazione dell’anno scolastico 2006/07 e del fenomeno di riscatto dei territori infestati dai casalesi oltre Gomorra, una vera e propria attività imprenditoriale innovativa, un laboratorio che permanentemente ricerca e sviluppa modalità di trasformazione e di vendita sia di prodotti locali sia di quelli provenienti dai terreni confiscati alla criminalità organizzata, nonché di servizio di pizzeria, ristorante e catering, con il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

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L’acronimo “Nuova Cucina Organizzata” è stato sinonimo di una realtà che si è organizzata per invertire il sistema di distruzione ed impoverimento dei territori, sinonimo invece di una realtà che si organizza per restituire diritti, dignità e reddito a partire dagli ultimi. La realizzazione di questo progetto si è rivelato un fattore di cambiamento sociale permettendo lo sviluppo di un’economia dal basso che promuove i prodotti tipici del territorio, quelli dei beni confiscati alla criminalità organizzata e che crea nuova occupazione per le persone svantaggiate. La crisi per riuscire a pagare gli stipendi e l’imminente chiusura era stata già annunciata nel 2016, da tre anni infatti gli uffici regionali conoscevano quelle dinamiche contorte, pregi e virtù nell’erogazione dei fondi dati ai comuni attraverso gli ambiti di zona, che solo dopo rendicontazioni e procedure non sempre facili di incrocio di monitoraggi arrivano poi ai destinatari che ricordiamo sono cooperative sociali ed associazioni e non società per azioni.

Oggi nel 2020 dall’incontro delle ore 14.00 di ieri nel palazzo regionale si apprende che: “la situazione si è palesata poiché la coopetativa NCO deve avere alcuni contributi per gli anni precedenti relativi al personale impegnato; risorse che sono erogate nell’ambito dei “budget della salute”. Nel 2016 la loro battaglia fu oggetto di interrogazioni in consiglio regionale da parte del Movimento Cinque Stelle che incolpava la maggioranza di aver redatto e votato una legge regionale “salva cliniche private” lasciando a secco associazio e cooperative che “facevano il pacco alla camorra” tra cui in primis la NCO. I consiglieri regionali pentastellati denunciavano la totale mancanza di visione e di un sistema efficiente di erogazione dei contributi sul fondo sociale che i Comuni di fatto non riuscivano a gestire ma a cui non sembra che la Regione abbia dato forse la giusta attenzione asseverando quel principio di feedback e circolarità di buone prassi a cui l’UE tiene molto.

Nel vertice di ieri è stato ribadito che l’Ente regionale ha stanziato quest’anno 25 milioni di euro in più rispetto agli esercizi precedenti e “che la responsabilità è dei Comuni per quanto attiene ai piani sociali di zona” dicono dalla Regione, ma ripetiamo forse il problema non è solo stanziare i fondi ma anche programmare, monitorare azioni e modalità di recepimento altrimenti l’acqua di Pilato veramente inizia ad essere poca per tutto ciò che viene lasciato alla capacità e alla responsabilità dei Comuni, non tutti allo stesso grado di efficienza.