L'ex comandante Francesco Schettino

di Giancarlo Tommasone

L’ex comandante Francesco Schettino si appella a Strasburgo, alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il ricorso si chiama ‘Schettino contro Italia’ ed è stato accolto, superando il primo step, per essere poi sottoposto all’attenzione dei giudici. Si tratterebbe di un processo ingiusto, quello condotto contro l’ex comandante metese, almeno secondo i legali Saverio Senese e Pasquale De Sena. Partendo dal posto in cui si è svolto il procedimento di primo grado: un teatro comunale, in luogo di un’aula di tribunale. Sarebbe inoltre stato leso il diritto alla presunzione di innocenza di Schettino.

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Il comandante Francesco Schettino
Il relitto della Concordia

Il riferimento è ad alcune dichiarazioni rese ai media, tra gli altri anche dal procuratore di Grosseto dell’epoca, Francesco Verusio. Quest’ultimo, cinque giorni dopo il naufragio della Concordia (che provocò 32 vittime) aveva definito il comandante, uno scellerato.
“Fu una campagna mediatica orchestrata ai danni del nostro cliente”, è il sunto di un altro passaggio del ricorso. Si arrivò, è vero, perfino a commercializzare magliette con la scritta ‘Vada a bordo, cazzo’; la frase delle t-shirt, tutt’ora in commercio, è quella famosa pronunciata da Gregorio De Falco, ufficiale della Guardia costiera di Livorno, eletto al Senato alle scorse Politiche, nelle fila del M5S, in virtù del suo inserimento nel plurinominale a Livorno.

Una delle magliette ispirate dalla frase pronunciata da Gregorio De Falco nei confronti di Schettino

In tutto questo cosa fecero le autorità italiane per impedire che Schettino venisse messo mediaticamente alla berlina e “risultasse già condannato dall’opinione pubblica”? Assolutamente niente, è scritto nero su bianco nel ricorso. Anzi, le autorità italiane “avrebbero assecondato e fomentato” la campagna dei ‘giustizialisti’; una campagna che sarebbe poi – secondo gli avvocati di Schettino –  stata capace di condizionare le sorti del processo a carico dell’ex comandante.

La sede della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo

All’attenzione della Corte europea è stata inoltre portata una ‘anomalia’ che si riferisce al processo di Appello. Schettino sarebbe stato giudicato da una sezione della Corte di Firenze diversa da quella indicata dal prospetto organizzativo degli uffici. Ciò, sempre secondo quanto contenuto nel ricorso, rappresenterebbe una violazione fondamentale, il cui  prodotto è stato un “collegio ad hoc”. Una nuova speranza per Schettino; anzi, forse l’ultima. Non resta che attendere il pronunciamento dei giudici di Strasburgo circa il fatto di chiamare in causa o meno lo Stato italiano. L’ex comandante metese si trova in carcere da maggio scorso, dopo che la condanna (a 16 anni) è diventata definitiva.

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