Gli arancioni adesso vogliono farlo nero. «Giggino traditore», «de Magistris bluff», «Rivoluzionario del Vomero» (il quartiere borghese del capoluogo) e tanto altro viaggia nelle chat e nei gruppi più o meno segreti dei centri sociali che hanno deciso di dichiarare guerra al primo cittadino di Napoli.
Nel giro di 48 ore l’accerchiamento è stato completato col battesimo dei due maxi-contenitori di sigle e associazioni che, come effetto iniziale, hanno svuotato il partito personale del sindaco, «deMa».

Claudio de Magistris e il fratello Luigi, sindaco di Napoli, nella sede dell'associazione deMa
Claudio de Magistris e il fratello Luigi, sindaco di Napoli, nella sede dell’associazione deMa

Da un lato c’è «Ndo, Napoli direzione opposta» che raccoglie l’ala più arrabbiata dei movimenti, quella che racchiude i disoccupati organizzati e i senzatetto del centro storico; dall’altro «Partenope ribelle» che, pur mantenendo una linea di comunicazione coi piani alti di Palazzo San Giacomo, si è messa in testa di conquistare al prossimo giro elettorale la fascia tricolore così esautorando i possibili «delfini» che nutrivano velleità sindacali per successione dinastica: a cominciare dal fratello Claudio, che appare però sempre più defilato, per finire con l’assessora «lady like» Alessandra Clemente, nipote del giornalista Sandro Ruotolo, passando per il vicesindaco Raffaele Del Giudice, ex presidente di Legambiente Campania e «volto buono» della rivoluzione arancione.

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L'assessore comunale ai Giovani, Alessandra Clemente
L’assessore comunale ai Giovani, Alessandra Clemente

Il candidato in pectore di «Partenope ribelle» dovrebbe essere Ivo Poggiani, presidente della III Municipalità e leader di «Insurgencia», ex braccio ideologico e operativo di de Magistris nel variegato mondo del sottoproletariato urbano e futuro partito. Ma i colpi di scena sono all’ordine del giorno nella libera repubblica arancione.

Crisi in Comune tra debiti e trasporti ko

«Ndo» e «Partenope ribelle» azzannano alla giugulare nel momento più difficile per Giggino alle prese con la crisi dei trasporti in città (l’Anm è tecnicamente fallita, e in circolazione ci sono appena 280 bus rispetto ai mille del 2010, e bisognerà licenziare 180 dipendenti) e con una voragine finanziaria che sfiora i tre miliardi e mezzo di euro. Nel parere al bilancio consolidato del 2016, i revisori dei conti hanno addirittura denunciato l’impossibilità di conoscere l’esatta entità delle partite di debito e di credito tra l’Amministrazione comunale e le società partecipate.

Ivo Poggiani durante gli scontri per la visita di Matteo Renzi in città
Ivo Poggiani durante gli scontri per la visita di Matteo Renzi in città

Pure la mossa di allearsi, in vista delle prossime Europee, con la lista dell’ex ministro Yaris Varoufakis, è stata letta dai centri sociali come il tentativo estremo del primo cittadino di recuperare quello smalto da «comunista combattente» a cui nessuno sembra credere più. Soprattutto da quando de Magistris ha firmato l’accordo per la riqualificazione di Bagnoli dopo aver giurato – con tanto di post Facebook su «Napoli de-renzizzata» – che non si sarebbe mai piegato alle pretese del Governo e dei soliti «poteri forti». Invece Giggino ha accettato il piano di Roma, e i centri sociali hanno giurato di fargliela pagare. E a nulla sono serviti i «regali» che l’Amministrazione ha concesso loro consentendo l’occupazione indiscriminata di decine di immobili comunali, alcuni anche di particolare pregio, per farne i quartier generale delle diverse sigle.

Il post Facebook del sindaco sul comune derenzizzato
Il post Facebook del sindaco sul comune derenzizzato

Sia «Ndo» che «Partenope ribelle» contano tra le fila dei rispettivi gruppi dirigenti i consiglieri comunali eletti nella lista «deMa», il che significa che da un momento all’altro Giggino potrebbe trovarsi senza più una maggioranza oltre che senza più un partito. La prima mossa dei centri sociali, temono nei corridoi di Palazzo San Giacomo, potrebbe essere quella di chiedere un rimpasto di giunta con la prenotazione di un paio di assessorati di peso come Welfare e Patrimonio. La resa dei conti è appena iniziata.