Il Palazzo del Monte di Pieta a Napoli (fonte wikipedia)

Lo storico edificio è stato messo in vendita dal Gruppo Intesa San Paolo di Torino

di Ilaria Riccelli

Si trova nel cuore di Spaccanapoli l’edificio del Monte della Pietà, precisamente in Via Sian Biagio dei Librai a Napoli, ed è stato messo in vendita dal Gruppo Intesa San Paolo: il probabile acquirente sarà una società che fa capo a imprenditori napoletani. Per capire tutta la storia però è necessario fare un passo indietro nei secoli di storia passata, laddove nasce la profana sacralità di alcuni luoghi di questa città, che intatta conserva il fascino inviolabile del tempo, che si legge, per chi sa ancora apprezzarlo, tra le mura di alcuni edifici. 

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Tra questi c’è sicuramente il Monte di Pietà, istituito nel 1539 da un gruppo gentiluomini napoletani – Aurelio Paparo, Gian Domenico di Lega e Leonardo di Palma Castiglione – che per strappare terreno all’usura che si impossessava della vita dei meno abbienti, decise di concedere dei prestiti senza spese ai poveri della città. 

Così nasce la storia di quel famoso palazzo di Spaccanapoli che venne acquistato per 16.300 ducati, da Delizia Gesualdo, vedova di Girolamo Carafa, e poi fu demolito e ricostruito su disegno dell’architetto Giovan Battista Cavagni. Monte della Pietà aveva iniziato la sua attività tra le mura domestiche della casa di Nardo di Palma, uno dei suoi fondatori, che si trovava non molto lontano dalla attuale piazza Nicola Amore.

Nella seconda metà del secolo XVI poi il Monte iniziò a ricevere dei depositi, iniziando così l’attività bancaria. Divenne banco nel 1584, con una prammatica del Re di Spagna, e si rese necessario acquistare una nuova sede, appunto quella di Via San Biagio dei Librai. Con il nuovo edificio venne costruita anche la storica cappella, preziosa dimostrazione dell’arte dei maggiori maestri del tempo: il Naccherino, il Bernini, il Corenzio, il Santafede. Sono custodite al suo interno le statue della Carità e della Sicurtà, scolpite dal Bernini nel 1601. Lo scenario iconografico dell’arte del seicento napoletano si staglia malvolentieri sullo sfondo della attuale commercializzazione dell’edificio.

«Ho scritto una lettera alla sovrintendenza a chi si occupa di questa situazione, per sapere qual è la loro posizione. Ho mandato anche una lettera al ministro Franceschini, e anche alla regione: non c’è dubbio che sia un bene privato il Monte, che appartenga a Banca Intesa, ma determinati beni dovrebbero avere vincoli di carattere storico e monumentale». Così esordisce Elena Coccia presidente della Commissione cultura che si è occupata delle iniziative da mettere in campo per impedire la vendita, da parte del gruppo Intesa San Paolo, dello storico edificio, con una apposita riunione dell’organo consiliare.

A cui sono intervenuti l’assessora alla Cultura, Annamaria Palmieri, e i rappresentanti del sindacato Cub Sallca Francesco Di Mauro e Mauro Palmentieri, impegnati in attività di sensibilizzazione per mantenere la destinazione pubblica dell’immobile. L’ordine del giorno da approvare all’unanimità in Consiglio comunale è una richiesta di incontro urgente con la Soprintendenza e con la Regione Campania per tutelare il valore storico-culturale del Monte di Pietà di Napoli, impedendone non solo la vendita, ma assicurandone anche una destinazione d’uso rispettosa della sua storia secolare. 

«È stato istituito un comitato abbastanza forte per la tutela del Monte di Pietà, per sensibilizzare le istituzioni, costituito da ex banchieri, parecchi intellettuali della città e che è dilagato nelle pagine dei giornali, dei principali quotidiani e riviste, ma che ha anche scritto una puntuale interrogazione alla Soprintendenza» continua Elena Coccia. «Quello che vogliamo scongiurare è il pericolo che Napoli perda le tracce della sua memoria, perché Napoli, molto spesso, non sa conservarla questa memoria, questa eco risuona grave nel silenzio assordante delle istituzioni, un silenzio assordante in cui si mobilitano principalmente i cittadini, malgrado le istituzioni restino inerti, fatta salva la Commissione del Consiglio Comunale che si è riunita per parlare della vicenda».   

Il presidente della Commissione Cultura è sicura che «Banca Intesa non ha bisogno di effettuare questa vendita, mettere in vendita il Monte della Pietà non è una esigenza intrinseca alla banca, che non ha bisogno di vendere», continua Coccia. Che aggiunge: «Questa è la cosa più inquietante, è stata costituita una società per l’acquisto che vorrebbe affidare ad un noto wedding planner il restyling del posto per renderlo commerciale e per la probabile vendita di abiti da sposa. Ci vorrebbe una accordo congiunto una linea direttiva che unica il Comune, la Soprintendenza e la Regione e che servisse a far collaborare le istituzioni per un piano strategico per tutelale le bellezze e le ricchezze storiche e cultural della città, invece sembra che non tutte le istituzioni abbiano un inventario dei beni monumentali della nostra città». 

La commissione cultura resta compatta e impegnata a cercare soluzioni che possano in qualche modo rendere effettiva la tanto auspicata tutela del patrimonio culturale napoletano, anche attraverso una attiva mobilitazione per il Monte di pietà, le scelte sono sostenute anche dall’assessore alla Cultura Annamaria Palmieri che, sebbene consapevole dell’incompetenza del Comune in materia, ha in ogni caso ribadito «il pieno appoggio dell’Amministrazione a tutte le iniziative volte a evitare la «mercantilizzazione» degli spazi storico-culturali della città».

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