(Nelle foto l'arrestato Francesco Laezza e la pizzeria finita sotto estorsione)

Pizzeria sotto estorsione, non era soltanto la polizia sulle tracce dell’emergente Francesco Laezza: «Dopo la sua “mancanza” evitava di farsi vedere in giro»

di Luigi Nicolosi

Alla fine è stata la polizia a rintracciarlo per primo. Ma Francesco Laezza, estorsore del clan Contini finito in manette pochi giorni fa per racket, ha davvero rischiato grosso. Ormai da qualche tempo sulle sue tracce c’erano infatti anche alcuni capizona della cosca, infuriati con lui per degli importanti ammanchi di denaro relativi all’imposizione del pizzo. Proprio per questo motivo il 29enne aspirante ras aveva iniziato a farsi vedere con sempre meno frequenza tra le strade del Vasto e dell’Arenaccia. Una strategia, quella di darsi alla macchia, che probabilmente gli ha permesso di salvarsi la pelle, ma non di sottrarsi alle manette.

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La vicenda giudiziaria che vede protagonista Laezza è salita con prepotenza alla ribalta della cronaca locale nei giorni scorsi. Il 29enne è infatti accusato, insieme al complice Salvatore Sacco e all’irreperibile Massimo Cerrato, di essere il responsabile di una lunga serie di minacce e richieste di denaro rivolte all’imprenditore Vincenzo Fiore, titolare della pizzeria “’o Curniciello” di calata Ponte di Casanova: il locale in questione, dopo l’estate di inferno trascorsa dal titolare, è stato chiuso per paura e sfinimento, ma due dei tre presunti responsabili del delitto – ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria – sono stati quantomeno assicurati alla giustizia. I retroscena non sembrano però essersi esauriti con la cattura dei primi aguzzini, anzi.

La polizia, titolare dell’indagine culminata negli arresti eseguiti pochi giorni fa, nel corso degli accertamenti è infatti riuscita a tracciare, grazie soprattutto ad alcune voci confidenziali raccolte nella zona della Ferrovia, il profilo criminale di Francesco Laezza, l’uomo che maggiormente avrebbe vessato il malcapitato imprenditore poi trasferitosi a Londra, in tutta la sua interezza. E i colpi di scena non si sono fatti attendere. L’aspirante ras non soltanto si stava dando un gran da fare con l’imposizione del pizzo, ma si era anche pesantemente inimicato alcune delle figure al vertice del clan Contini. Sul punto, ecco quanto riportato in una delle informative che hanno fatto da anticamera al suo arresto: «Secondo quanto appreso dalle recentissime attività info-investigative, Francesco Laezza avrebbe compiuto una gravissima “mancanza” nei confronti del clan Contini, arrivando a impossessarsi di una parte degli introiti delle estorsioni da lui compiute all’interno del quartiere, senza versarli nelle casse del clan. In tutta risposta, affiliati al clan sarebbero in cerca di Laezza per punirlo, motivo per cui si farebbe vedere poco in giro, temendo gravi ritorsioni nei propri confronti». A presentargli il conto sono stati però prima gli uomini dello Stato.

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