Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli

Non di certo il modo migliore per affrontare la fase 2: e c’è il nodo delle responsabilità.

La fase 2 non è iniziata nel modo migliore possibile per il Comune di Napoli. Considerato il fatto che la metà dei dipendenti è rimasta a casa. E questo perché, come riporta un articolo del ‘Mattino’, a firma del collega Valerio Esca, mancano i dispositivi di protezione individuale: mascherine, gel igienizzante, guanti in nitrile, visiere, camici, termoscanner, schermi in plexiglass, per non parlare di quei materiali che non dovrebbero mancare mai, come il sapone e i rotoloni.

A rischio ci sono alcuni servizi essenziali, mentre altri vanno avanti con il freno a mano tirato. Ieri ci si aspettava il ritorno al lavoro per più di mille dipendenti del Comune di Napoli, sui duemila che risultano «personale in disponibilità» (mille sono del settore scuola: maestre, educatrici, bidelli). Tutte categorie A e B: autisti, giardinieri, fognatori, operai manutentori, addetti ad alcuni servizi di front-office. Restano invece in smart working altri 1900 comunali.

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Tra giovedì e venerdì, il Comune di Napoli ha approvato una doppia delibera, una con la quale si invitano i lavoratori in disponibilità, tra cui anche i 260 Lsu, a tornare in attività; l’altra riguarda l’adozione del protocollo per i comportamenti da seguire nei luoghi di lavoro. E secondo l’Amministrazione ad assumersi la responsabilità di richiamare i dipendenti al lavoro, senza poter garantire loro i dispositivi per lavorare in sicurezza dovrebbero essere i dirigenti del Comune, identificati con la figura del «datore di lavoro».

Va ricordato che la legge individua nel datore di lavoro la responsabilità penale e civile in caso di contagio mentre si è in servizio. Ed è un rischio che nessuno vuole assumersi. Anche considerato il fatto che «abbiamo la gestione del personale – chiariscono gli stessi – ma non la gestione economica».

Le linee guida in delibera prevedono: favorire una modalità di ingresso, uscita e pause scaglionate; differenziare, laddove possibile, i punti di ingresso nelle strutture; installare barriere in plexiglass, schermi protettivi per le postazioni a contatto con l’utenza; incentivare l’utilizzo di scale e non degli ascensori. Dovranno inoltre essere puliti, con acqua e detergente, tutti i giorni e al cambio turno, gli ambienti di lavoro, aree comuni di ristoro, servizi igienici e spogliatoi; veicoli destinati al trasporto merci e auto di servizio; ascensori; postazioni di lavoro promiscue.

Palazzo San Giacomo, proprio in mancanza dei dpi, ha avviato nei giorni scorsi una procedura aperta, per la fornitura di mascherine e materiali di protezione: la presentazione delle offerte è fissata alle 12 del 5 giugno. Con il rischio, tra aggiudicazione della gara e fornitura dei dispositivi, di arrivare a luglio, senza che i dipendenti possano essere riforniti dei dpi.