venerdì, Ottobre 7, 2022
HomePrimo Piano«Napoli Est e riforma della macchina comunale: così rilanciamo la città»

«Napoli Est e riforma della macchina comunale: così rilanciamo la città»

Il segretario cittadino di Azione, Luciano Crolla, a Stylo24: «Più libertà alle Amministrazioni pubbliche del Sud. Elezioni? Pronto alla candidatura»

di Emiliano Caliendo

«Sono figlio dei 1000 giorni». Milleventiquattro per la precisione. Tanto durò il governo Renzi tra il febbraio 2014 e il dicembre 2016. A dirlo è Luciano Crolla, segretario cittadino di Azione a Napoli, trait d’union vivente dell’imminente matrimonio elettorale tra Carlo Calenda e Matteo Renzi. «Il 28 ottobre 2019 ho presentato io Italia Viva a Napoli al cinema Metropolitan con Maria Elena Boschi, Gennaro Migliore, Ettore Rosato ed Elena Bonetti. Il 30 aprile di quest’anno sono diventato il segretario di Azione. Posso dire di aver inaugurato sia IV che Azione a Napoli». Ironizza ma non troppo Crolla, ex turborenziano, oggi alfiere di Azione, per il quale tutte le strade portano al centro.

Segretario Crolla, che idea si è fatto del caos degli ultimi giorni prima con l’alleanza tra Azione e Pd, poi la rottura, e adesso la probabile nascita del Terzo Polo con Renzi?

«Noi abbiamo provato sinceramente a chiudere un accordo con il Partito Democratico, così da portarlo definitivamente nel campo del riformismo. In fondo Letta è stato un segretario di rottura rispetto al Conte II sostenendo Draghi lealmente. Ma poi il Pd, con la solita abitudine ad andare in troppe direzioni contemporaneamente, ha riaperto ad un’alleanza e un programma praticamente speculare e opposto a quello che aveva sottoscritto con noi. Quindi non abbiamo potuto fare altro che rompere. Adesso andiamo in un’altra direzione. Visto che siamo in tempo di crisi, sarebbe meglio investire in un campo decisamente riformista. E aprire una partita per il futuro in questo senso».

Quindi ci sarà l’alleanza con Renzi?

«Penso di sì. Se ne sta discutendo in queste ore. Programmaticamente saremmo affini, anche se ci sono differenze, e ci sono state, inutile nasconderlo, difficoltà tra i leader con impostazione e stili diversi. Però oggettivamente, per dirla con una battuta, siamo tutti figli dei mille giorni, di quell’esperienza di governo tra più riformisti della storia repubblicana. È abbastanza naturale quest’alleanza. Azione è un partito strutturato: ha deciso di fare un congresso e strutturarsi in maniera democratica. Mentre Italia Viva ha una storia parlamentare più importante. Adesso bisogna mettere insieme un programma. Su alcuni temi siamo d’accordissimo: le riforme, lo sviluppo e le politiche per il lavoro contro la filosofia dei bonus e delle prebende. Siamo d’accordo sulla riforma della giustizia. Non siamo del tutto d’accordo sul Reddito di Cittadinanza perché Azione è a favore di una riforma e non per l’abolizione. Ci rendiamo conto che è uno strumento che può servire, purché serva anche al reinserimento nel mondo del lavoro. E poi si deciderà sulla leadership, tema di cui si sta discutendo a Roma».

Un’alleanza del genere non rischia di generare conflitti sulle candidature a Napoli e in Campania?

«A Napoli e in Campania siamo diventati grandi in questi ultimi giorni. Innanzitutto, con l’ingresso della ministra Carfagna, una figura autorevolissima e prestigiosa che ci rende orgogliosi. Questo ha rappresentato di per sé una forte crescita per Azione. È chiaro che adesso siamo più grandi e più forti; quindi, dobbiamo anche confrontarci con Italia Viva. Spero prevalgano le affinità sulle diversità. È evidente che IV ha qualche parlamentare uscente anche qui in Campania. Dovremo unire le forze e fare una battaglia anche nei collegi uninominali. Sarebbe giusto che chi si candida ad essere nel prossimo Parlamento dimostri coraggio candidandosi anche nei collegi uninominali».

Lei sarà candidato?

«Mi sono messo a disposizione del partito e questa disponibilità è stata raccolta. Naturalmente faccio il segretario cittadino quindi il mio obiettivo è quello organizzativo che prevarica quello personale. La mia disponibilità è nell’andare ovunque il partito mi mandi: anche a battagliare in un collegio uninominale o come ultimo in lista. Dopodiché se serve ci sono. Nel frattempo faccio il segretario, penso di starlo facendo in maniera molto dignitosa e vorrei continuare a farlo».

C’è la possibilità che vi troviate a raccogliere le firme in pochissimi giorni nel caso non si formasse un’unica lista con Italia Viva?

«In Campania siamo organizzatissimi e già pronti anche alla raccolta delle firme. Non le so dire qual è la situazione sul territorio nazionale. In Campania Azione non avrebbe nessuna difficoltà a raccogliere tutte le firme necessarie. Il segretario regionale ha già avviato il lavoro. I militanti sono tutti mobilitati con incontri nei circoli. Potremmo raccoglierle in pochi giorni: si tratta di 1500 firme a Napoli e 3000 nel resto della Regione. Ad ogni modo, siamo certi d’avere diritto all’esenzione. C’è anche il parere molto significativo del professor Cassese a riguardo. Potrebbero però sorgere dei problemi in futuro con dei ricorsi, ma per noi l’esenzione resta valida».

(Ndr: Da Azione fanno trapelare che «indipendentemente dalle alleanze non ci sarà nessuna raccolta firme», in quanto il partito non ne avrebbe bisogno).

Le proposte di Azione per il Sud e Napoli in particolare?

«Innanzitutto, il lavoro sul Pnrr da portare bene avanti. C’è una nostra proposta, già depositata peraltro, che riguarda soprattutto la capacità delle pubbliche amministrazioni di portare a termine i progetti nei tempi e nella maniera adeguata. C’è un’enorme carenza di personale negli enti locali. Spesso sono sguarniti, sottorganico e non hanno professionalità adeguate. Una delle proposte principali di Azione, che costa all’incirca 3 miliardi, è quella di dare la possibilità agli enti locali, del Mezzogiorno in particolare, di affidare ad aziende e consulenze esterne questi progetti. Oltre che di esternalizzare la figura del Rup, quale responsabile dei lavori e dei progetti. Questo ci consentirebbe, visto il traguardo del 2026 come termine ultimo per i progetti, di portare a compimento il Piano e di non perdere i soldi. Questa ci sembra l’urgenza principale».

Sulla città invece?

«Sul destino industriale della città ci interessa molto il progetto della nuova Napoli est, presentato dalla Regione. Anche lì ci poniamo delle domande sul fatto se saremo in grado o meno di portarlo a compimento».

Il Patto per Napoli va preservato?

«Assolutamente sì. Il punto è: il Patto per Napoli ha realmente la forza di rimettere in piedi la città? O ha soltanto la forza di tenere in piedi l’amministrazione? Mi sembrano due cose diverse. La nostra impressione è che le risorse siano largamente insufficienti davanti al debito. Se non si mette a posto la macchina comunale, se non si toccano le partecipate e se le proposte non arrivano, se non sui giornali, senza diventare concrete, rischiamo che con i soldi di quel Patto vengano pagati solo gli interessi sul debito, se tutto ci va bene. Ma non di risolvere il problema. La riforma della macchina comunale è una priorità. Per ora abbiamo visto più slogan che fatti».

Articoli Correlati

- Advertisement -