venerdì, Dicembre 3, 2021
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Delitto Di Pede, inchiesta al palo: la Cassazione salva il ras di San Giovanni a Teduccio

Il superpentito Umberto D’Amico non convince e la Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso della Procura: già il Riesame aveva annullato l’ordinanza

di Luigi Nicolosi

Omicidio Di Pede, una nuova tegola si abbatte sull’inchiesta che pochi mesi fa aveva portato all’arresto, inquadrandolo come il mandante del delitto, del giovane ras di San Giovanni a Teduccio, Salvatore Fido, alias “’o chiò”. La Corte di Cassazione, accogliendo le argomentazioni dei difensori Leopoldo Perone e Domenico Dello Iacono, ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura dopo il precedente pronunciamento del tribunale del Riesame, che aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.

L’inchiesta si sgretola e il ras del clan Mazzarella viene “graziato” ancora una volta. Fido, sulla scorta delle informazioni fornite dal neo pentito Umberto D’Amico, era stato accusato di essere il mandante dell’omicidio di Vincenzo Di Pede, assassinato nell’ambito nel 2012 nell’ambito della faida con i Formicola. Il collegio difensivo, già in sede di Riesame, aveva messo in luce le incongruenze nascoste nelle rivelazioni dell’ex ras del rione Villa, collaboratore di giustizia dall’estate scorsa. Una confidenza fatta dietro le sbarre del penitenziario di Terni avrebbe in particolare tradito il ras dei Mazzarella, Salvatore Fido, finendo per rivelarne il suo presunto coinvolgimento nell’assassinio di Vincenzo Di Pede. Parola di Umberto D’Amico “‘o lione”, ex referente della cosca al rione Villa di San Giovanni a Teduccio e oggi collaboratore di giustizia di primissimo piano.

Era stato proprio il neo pentito a svelare agli inquirenti della Dda di Napoli le parole che Fido, alias “’o chiò”, gli avrebbe riferito durante un periodo di detenzione comune. Ed è proprio sulla scorta di quella ricostruzione che meno di un mese fa Fido è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’agguato costato la vita all’affiliato del clan Formicola. Dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita alla fine di febbraio emergevano diversi dettagli del tutto inediti in merito alla vicenda. Il primo è che Fido e D’Amico non soltanto erano compagni di reparto in carcere, oltre che di clan, ma tra loro esisteva anche un rapporto di profonda amicizia. Proprio in ragione di quest’ultimo aspetto, molto probabilmente, “’o chiò” decise di affidare all’allora ras di via Nuova Villa alcune informazioni a dir poco scottanti. Sul punto, il collaboratore di giustizia aveva affermato: «L’omicidio di Vincenzo Di Pede è stato commissionato da Salvatore Fido, me lo raccontò mentre eravamo in carcere a Terni».

Il collegio difensivo ha però messo in luce una serie di gravi incongruenze, come il fatto che il killer non fosse a conoscenza dell’indirizzo di casa della vittima o che il pagamento per la “prestazione” fosse avvenuto a distanza di sei mesi rispetto all’omicidio. La difesa ha inoltre fatto leva sull’ipotesi che il pentito D’Amico, in precedenza già imputato in altri importanti processi per camorra, poteva avere attinto le informazioni poi riferite alla Dda anche in altre sedi, soprattutto giudiziarie. Salvatore Fido resta a questo punto detenuto soltanto per un’accusa di associazione mafiosa, il cui processo è ancora pendente nel secondo grado di giudizio.

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