di Giancarlo Tommasone

Negli ultimi anni, Napoli sembra essere una città che cade a pezzi. Fa i conti con una criticità innescata – nella stragrande maggioranza dei casi – anche dal fatto della mancanza di manutenzione ordinaria. Sono sempre più frequenti i crolli che si verificano e che in alcuni casi, hanno portato alla morte dei malcapitati, venutisi a trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato.

La situazione è alquanto difficile e dà il quadro di una metropoli in cui si può morire per la caduta di un albero, per il crollo di un lampione della luce, per i calcinacci che vengono giù da una galleria.
Partiamo proprio dalle vittime. E’ il 22 dicembre del 2006, quando Fabiola Di Capua, che stava transitando in sella al suo motorino in Via Caracciolo, viene investita e uccisa da un lampione della luce. A giugno del 2013 la tragedia di Cristina Alongi. E’ in Via Aniello Falcone al Vomero, nella sua auto, una Fiat Panda, quando la vettura viene letteralmente schiacciata da un pino secolare, che si schianta con tutto il suo peso, provocando il decesso della donna.
A luglio del 2014 trova la morte un ragazzo di 14 anni. Si chiama Salvatore Giordano e abita a Marano. Il giovane viene investito dai calcinacci crollati dalla Galleria Umberto I di Napoli. Condotto al Loreto Mare, spirerà dopo quattro giorni dal ricovero.

Il crollo di Palazzo Guevara

Ma l’elenco dei crolli è lungo. Poco dopo la tragedia di Salvatore, altri pezzi di intonaco si staccano dalla galleria, questa volta dal lato che dà sul teatro San Carlo. Dopo circa dieci giorni, pezzi di intonaco minacciano di venire giù anche dal palazzo della Prefettura. La zona viene interdetta e si inizia con i lavori. Ad aprile del 2017 però si registrerà una caduta di calcinacci proprio dallo stesso edificio che era stato messo in sicurezza qualche anno prima.

 

Crollo di pezzi di intonaco alla Galleria Umberto I

Successivamente alla morte di Salvatore, per paura di altri crolli e di altre tragedie vengono letteralmente ‘impacchettati’ Galleria Umberto I, il San Carlo e Palazzo Reale. L’anno prima (2013) la facciata dello storico Palazzo Guevara di Bovino era crollata sulla Riviera di Chiaia, non provocando vittime solo per pura casualità. Non è mai stato difficile, dunque, a Napoli, imbattersi in palazzi, fontane, monumenti circondati dai ponteggi.

Palazzo Reale ‘ingabbiato’ dai ponteggi

E i ponteggi costano, costano i lavori di ristrutturazione, costa la manutenzione straordinaria, poiché si deve intervenire ex novo. Giusto per fare due conti, ‘impacchettare’ la sola facciata di Palazzo Reale è costato intorno ai 130mila euro i primi 30 giorni e circa 10mila ogni mese successivo. E’ difficile, se non impossibile, prevedere una fatalità, ma nel caso di Fabiola Di Capua, Cristina Alongi e Salvatore Giordano ci chiediamo: una manutenzione ordinaria avrebbe potuto evitare la tragedia? Nel frattempo facciamo ancora i conti con strutture fatiscenti, col ‘pericolo imbavagliato’ e con interi rioni, soprattutto quelli del centro storico, che sono a rischio. Forcella è uno di questi, i palazzi sembrano reggersi – in alcuni casi – proprio grazie ai tubi innocenti. Situazione di emergenza si continua a registrare nella zona che va da piazzetta Trinchese a via Sant’Agostino alla Zecca. Il cuore di Napoli, che continua ad essere ‘ingabbiato’ dalle impalcature.
Nel frattempo i crolli non si fermano.

crollo san paolo maggiore napoli
Una immagine del crollo all’ex monastero ai Tribunali

Ieri a Napoli due operai sono stati coinvolti nel crollo del muro perimetrale dell’ex monastero del complesso di San Paolo Maggiore nella zona dei Tribunali. I lavoratori sono stati condotti al Cardarelli. La prognosi resta riservata ma si parla di “quadro clinico in netto miglioramento” per uno dei due operai, di 33 anni. Nei prossimi giorni si valuterà il trasferimento del reparto di Ortopedia. Sciolta invece la prognosi per l’altro operaio, di 45 anni, portato al Cardarelli, che è ormai prossimo alla dimissione. Aveva riportato un trauma da caduta e una contusione polmonare. Al suo collega riscontrati un trauma da schiacciamento, una vasta ferita lacero contusa del cuoio capelluto, fratture vertebrali senza compromissione del canale vertebrale, una frattura del femore, della tibia e del perone.