A Napoli manca il numero legale: venti presenti su ventuno. E l’assenza di Manfredi diventa un caso politico
di RAFFAELE AMBROSINO
Alla fine mancava un solo voto. Alla prima chiama del Consiglio comunale di Napoli convocato il primo ottobre erano presenti in venti: diciotto consiglieri della maggioranza, più Antonio Bassolino e Toti Lange, che della maggioranza non fanno parte. Per aprire la seduta ne servivano ventuno e Gaetano Manfredi non c’era. Non è un dettaglio: se il sindaco fosse stato presente all’appello, il numero legale sarebbe stato raggiunto e il Consiglio avrebbe potuto cominciare.
Dal Bilancio all’America’s Cup: tutti gli atti rimasti fermi
E non era una seduta qualsiasi. All’ordine del giorno c’era innanzitutto il Bilancio consolidato 2025, uno degli atti contabili fondamentali dell’ente, quello che restituisce la situazione economico-patrimoniale complessiva del Comune insieme agli organismi e alle società comprese nel perimetro di consolidamento. C’erano poi Napoli Servizi, il PNRR, i fondi per i libri di testo, un milione per la manutenzione di due nidi, il Piano comunale di emergenza di Protezione civile per la difesa della costa, otto beni confiscati e quasi 13 milioni di euro di interventi collegati all’America’s Cup.
Il nervosismo della Giunta e la ricerca di voti nell’opposizione
A Palazzo San Giacomo il nervosismo sarebbe stato evidente. L’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta, Teresa Armato e altri rappresentanti della Giunta avrebbero manifestato forte irritazione per le assenze e, secondo quanto raccolto, qualcuno sarebbe arrivato persino a chiedere, quasi a scongiurare, consiglieri di opposizione di entrare in Aula per consentire il raggiungimento del numero legale. Una fotografia singolare per una coalizione che dispone sulla carta di numeri molto ampi e che, per riuscire semplicemente ad aprire una seduta, finisce per guardare verso i banchi dell’opposizione.
Nuova convocazione e centrodestra pronto a disertare l’Aula
Adesso si tenta di correre ai ripari. La maggioranza starebbe lavorando a una nuova convocazione già per domani, 2 ottobre, alle 19, anche perché diverse variazioni di bilancio adottate dalla Giunta con i poteri del Consiglio devono essere ratificate nei termini previsti dalla legge. Il centrodestra ha già annunciato che, qualora la convocazione venisse confermata, non parteciperà. A firmare la presa di posizione sono, per Forza Italia, Salvatore Guangi, Iris Savastano e Gennaro Demetrio Paipais; per Fratelli d’Italia Giorgio Longobardi; per la Lega la capogruppo Rosaria Borrelli. Contestano il metodo e la scelta di affrontare in quelle condizioni un documento come il Bilancio consolidato, sul quale Forza Italia ha predisposto venti mozioni.
Le presenze di Manfredi in Consiglio comunale
Ma fermarsi alle assenze dei consiglieri significherebbe raccontare soltanto metà della storia, perché da tempo esiste anche una questione Manfredi-Consiglio comunale. Dal 2022 ai primi quattro mesi del 2026 il sindaco aveva partecipato a 72 sedute su 134, il 53,73 per cento: 92 per cento di presenze nel 2022, 76,47 nel 2023, poi il crollo al 40,54 per cento nel 2024 e a circa il 35 per cento nel 2025. Numeri lontani dalla presenza pressoché costante dell’allora sindaco Bassolino, di Rosa Iervolino e anche da quelli di Luigi de Magistris che, pur non brillando per assiduità, nell’arco dei suoi dieci anni da sindaco accumulò molte meno assenze. Bassolino, intanto, ieri ha offerto involontariamente l’immagine perfetta della giornata, fotografandosi tra i banchi vuoti e constatando che anche questa volta il Consiglio non era neppure cominciato.
I molti incarichi del sindaco e il problema della regia politica
Una spiegazione possibile esiste. Manfredi è contemporaneamente sindaco di Napoli, sindaco della Città Metropolitana, presidente nazionale dell’Anci e commissario straordinario per Bagnoli, ai quali si aggiunge un crescente impegno politico nella costruzione del campo largo e nell’area civica di “Progetto Civico Italia”. Troppi incarichi, troppi tavoli, troppi dossier da conciliare con l’amministrazione quotidiana della terza città d’Italia? È una domanda legittima, soprattutto perché un sindaco tanto impegnato dovrebbe poter contare su una squadra capace di garantirgli una supplenza politica autorevole quando non c’è.
Lieto e Armato, chi tiene insieme la maggioranza quando Manfredi non c’è?
Ed è qui che inevitabilmente entrano in gioco Laura Lieto e Teresa Armato. La prima è vicesindaco e dovrebbe rappresentare la continuità della guida politica dell’amministrazione; la seconda, sempre presente, ha proprio la delega ai rapporti con il Consiglio comunale. Nessuna delle due può naturalmente essere considerata responsabile delle assenze dei singoli consiglieri, ma le ripetute crisi del numero legale pongono una domanda: quando Manfredi non c’è, chi esercita quella regia politica capace di chiamare, convincere, mediare e tenere insieme la maggioranza?
Il punto, alla fine, torna sempre lì. Servivano ventuno presenti e ce n’erano venti. Tra tutti i posti vuoti ce n’era uno che, aritmeticamente, avrebbe fatto la differenza: quello del sindaco.

















