di Giancarlo Tommasone

La scorsa settimana, dal 24 al 27 maggio, si è tenuta «Napoli Città Libro» (Salone del Libro e dell’Editoria). La kermesse è stata ospitata presso il Complesso monumentale di San Domenico Maggiore. Si tratta di una prima edizione che ha avuto come direttore artistico Francesco Durante.

Non sono mancate le polemiche, una volta tirate le somme della manifestazione, che secondo i dati forniti dagli organizzatori, avrebbe visto la presenza di 20mila visitatori con incassi che oscillano
tra i 700 e gli 800mila euro

I tasto dolente è rappresentato soprattutto dalla location. San Domenico Maggiore, infatti, nonostante l’altissimo valore storico, artistico e culturale del complesso, ha creato non pochi problemi per standisti, visitatori e per la presentazione dei volumi, oltre che per le esibizioni di attori ed altri eventi live. Acustica tutt’altro che adeguata, spazi troppo angusti che nella maggior parte dei casi non hanno permesso l’adeguato fluire del pubblico; troppo calde le sale. Non si è intervenuti con le dovute contromisure. Problemi anche con le barriere architettoniche e con i servizi, per i quali non si è tenuto conto, forse, in maniera adeguata, dell’afflusso di persone, che avrebbero visitato il salone nei quattro giorni della kermesse. Un errore di calcolo.

Spazi angusti, mancanza di wi-fi e sale troppo calde
I nei strutturali del Complesso di San Domenico Maggiore
che ha ospitato Napoli Città Libro

Altro punto a sfavore l’inadeguatezza (o meglio l’assenza) del wi-fi. Nell’era dei social, degli hashtag e dei selfie, attraverso cui avviene la diffusione in diretta di un evento (soprattutto attraverso i mezzi dei visitatori), ciò rappresenta un grave errore organizzativo. Dal punto di vista del mercato, è stata considerata parca la presenza di editori nazionali ed è stata sottolineata la mancanza di corner per l’usato, le ristampe e i libri rari. Magari tutti segmenti che avrebbero potuto attirare un numero maggiore di visitatori.

Fortunato Cerlino ha presentato ‘Se vuoi vivere felice’, il suo volume

Forse per far crescere l’appeal si è puntato sulla presenza di autori, collegati alle fiction. Uno su tutti il caso di Fortunato Cerlino, già don Pietro Savastano di «Gomorra», il cui libro è stato presentato insieme a Cristina Donadio, la Scianel della popolare serie. C’era anche Maurizio De Giovanni, altra guest-star della kermesse, papà de «I bastardi di Pizzofalcone» e del commissario Ricciardi.

Spazio agli autori provenienti dal mondo della fiction
La polemica a distanza tra Diego Guida e Nino Daniele

Infine, di non poco conto, la polemica, che si è giocata  a distanza tra uno degli editori organizzatori dell’evento, Diego Guida e l’assessore alla Cultura Nino Daniele. Guida ha parlato, a chiusura del Salone, di mancato impegno da parte del Comune di Napoli, mettendo soprattutto l’accento sul fatto che mentre l’organizzazione ha dovuto pagare per l’affitto degli spazi, ci sono beni comuni occupati (centri sociali, ndr) senza che si corrisponda alcunché all’Amministrazione. Daniele si è difeso, affermando che il Comune è invece intervenuto, tra l’altro inserendo «Napoli Città Libro» all’interno del programma di Maggio dei Monumenti. Sui centri sociali e in particolare sull’Asilo Filangieri, Daniele ha detto che non si tratta di spazi occupati illegalmente.