Continua l’opera di eliminazione dei simboli legati alla criminalità nel capoluogo campano: rimosso anche un altarino nei Quartieri Spagnoli in onore di un rapinatore di Rolex.

Prosegue la rimozione di murales e altarini abusivi a Napoli, legati alla criminalità. Questa mattina, come riferito dalla Prefettura di Napoli, l’Amministrazione comunale, con le Forze dell’ordine, ha eliminato gli ennesimi due manufatti abusivi. Nel primo caso si trattava di un murale in via Janfolla, a Miano, dedicato a Vincenzo di Napoli, affiliato al clan Lo Russo, ucciso a 25 anni in un agguato il 9 dicembre 2015. Di Napoli ha fatto parte, tra gli altri, del commando che, pochi mesi prima della sua morte, si rese colpevole di una stesa nel Rione Sanità, durante la quale perse la vita il 17enne Genny Cesarano, vittima innocente della camorra. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, il killer avrebbe pagato con la vita l’ipotesi di un suo pentimento.

Nel quartiere San Ferdinando, in area di interesse archeologico dei Quartieri Spagnoli, invece, è stato rimosso un altarino posto in ricordo di Gennaro Verrano, ucciso il 30 novembre 2017 in via Toledo per una lite. L’allora 38enne era noto negli ambienti criminali soprattutto per aver fatto parte di un gruppo dedito a rapine di Rolex nel Nord Italia. L’uomo era anche il padre di un giovane appartenente alla cosiddetta “paranza dei bambini”.

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