(Nelle foto Luigi Caiafa e la manifestazione di ieri sera)

Dopo la decisione del questore di vietare i funerali, gli amici del 17enne scendono in piazza. Completata ieri l’autopsia: è giallo sul colpo di pistola al fianco

di Luigi Nicolosi

Funerali vietati per il babyrapinatore ucciso all’alba di domenica dalla polizia, lo stop imposto dalla questura per motivi di ordine pubblico non ferma però il ricordo. Ieri notte decine di ragazzi – oltre una cinquantina – si sono radunati a Forcella per rendere un ultimo saluto al 17enne Luigi Caiafa. Il corteo si è radunato poco dopo mezzanotte e dopo essere partito da via Tribunali ha percorso corso Umberto esponendo vistosi striscioni e fiaccole. 

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La manifestazione, promossa e organizzata da alcuni amici del ragazzino scomparso, si è sviluppata senza alcun tipo di disordine, a parte qualche piccolo – vista la tarda ora – disagio alla viabilità. Il corteo è stato comunque l’occasione per chiedere al mondo dell’informazione e alle istituzioni di continuare a tenere accesi i riflettori sulla vicenda. Non a casa su un grande striscione campeggiava un appello scritto a caratteri cubitali: “Fuori le telecamere, giustizia per Luigi”. Al termine della manifestazione sono state infine esplose alcune batterie di fuochi d’artificio, dopo di che i ragazzi hanno sciolto il corteo.

Intanto questa mattina sono stati celebrati in forma strettamente riservata i funerali del 17enne. Dunque niente amici, né parenti e neppure telecamere. Il questore, per motivi di ordine pubblico, ha infatti imposto il divieto alle esequie pubbliche. I familiari di Caiafa, alle 7 di oggi, hanno potuto dare un ultimo saluto alla salma, dopo di che si è proceduto alla tumulazione. Il via libera alle esequie è arrivato dopo che ieri pomeriggio, in presenza dei consulenti della Procura e della difesa, è stato completato l’esame autoptico. La perizia sarà depositata da qui ai prossimi sessanta giorni, ma stando a quanto emerso da una prima ispezione sul corpo, il 17enne sarebbe stato centrato da due colpi di pistola. Uno, non mortale, allo zigomo; un secondo, quello fatale, entrato nel fianco. Proprio su quest’ultimo andrà adesso a svilupparsi lo scontro tra accusa e difesa, con quest’ultima pronta a sostenere l’ipotesi che il colpo possa essere stato esploso mentre il ragazzino stava già provando la fuga dalla scena del crimine.