sabato, Agosto 13, 2022
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Napoletano morto in Colombia, la madre: è stato ammazzato

Nel corso di una intervista, la donna ha raccontato: mio figlio mi ha detto di essersi esposto troppo e di essersi messo in un guaio

Chiede verità e giustizia, Anna Motta, madre di Carmine Mario Paciolla, il 33enne collaboratore delle Nazioni Unite nel dipartimento colombiano di Caquetà, trovato morto nella sua abitazione. Un decesso sul quale le autorità locali hanno aperto un’inchiesta, lasciando trapelare l’ipotesi del suicidio. Paciello aveva compiuto da poco 33 anni. In Colombia viveva da cinque anni ma prima era stato in Argentina, India e Giordania sempre per progetti di relazioni internazionali. «E’ un’offesa per noi, sentir dire che mio figlio si sia suicidato. Aveva il biglietto dell’aereo già pronto per tornare a casa il 20, non si sarebbe mai ucciso», afferma la donna, intervistata dal quotidiano Il Mattino. «Mio figlio da un po’ di tempo era strano – ha aggiunto Anna Motta -, mi raccontava che c’era qualcosa che non gli piaceva in ciò che stava facendo, e che desiderava tornare a Napoli perché si sentiva sporco. In una delle ultime chiamate mi ha detto di essersi esposto troppo e di essersi messo in un guaio». Anche in una intervista all’edizione napoletana di la Repubblica la famiglia di Mario Paciolla esclude nettamente l’ipotesi del suicidio. «Ce lo hanno ammazzato, era troppo agitato e arrabbiato negli ultimi giorni. Deve aver visto o capito qualcosa, durante il suo lavoro, che lo ha messo in pericolo. Un giovane italiano non può morire così. Ci ha chiamato una avvocatessa dell’Onu, poi l’ambasciatore italiano a Bogotà: sono sinceramente dispiaciuti, lo so, ma noi vogliamo la verità», hanno detto i familiari del 33enne.

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