I tre napoletani scomparsi in Messico

di Giancarlo Tommasone

Un mistero che si infittisce con il passare dei giorni, ne sono ormai trascorsi 35. Dal quel fatidico 31 gennaio le notizie che si hanno dei tre napoletani scomparsi in Messico (da Tecalitlán, Jalisco) sono alquanto frammentarie e la loro fondatezza si perde tra la distanza e la comparsa di nuovi attori, di quella che sembra – per certi versi – avere la trama, con annessi colpi di scena, di una ‘fiction nera’. La novità delle scorse ore è rappresentata dal fatto che in campo per cercare di risolvere il rebus della scomparsa di Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino, scenderà una task-foce dell’Interpol.

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I tre napoletani scomparsi in Messico

“Un miracolo, serve un miracolo e speriamo arrivi al più presto”. Si è espresso così, nelle scorse ore, Francesco Russo, figlio di Raffaele. Ieri, invece, i familiari degli scomparsi sono stati ricevuti alla Farnesina dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. “Ci è stato assicurato il massimo impegno delle istituzioni”, ha tenuto a sottolineare ancora Francesco Russo.

Il ministro Angelino Alfano

Nel frattempo è pronta ad entrare in campo una task-force dell’Interpol. La squadra approntata, aiuterà gli investigatori locali a fare luce sulla sorte dei tre napoletani. Sarà garantita, parallelamente, la correttezza dell’attività investigativa.
Tale circostanza si riferisce soprattutto alle ombre che si starebbero stagliando sul lavoro degli inquirenti messicani. Secondo alcuni media locali, infatti, le testimonianze dei 4 poliziotti che sono ritenuti essere coinvolti nel caso, sarebbero state estorte con la forza (si legga anche tortura, ndr). Tutte voci che comunque, al momento, vanno prese col beneficio dell’inventario e per cui si attendono riscontri oggettivi.

Una foto tratta da Facebook dei tre – zio, figlio e nipote – a cena in Messico

“Il giudice messicano della convalida ha dichiarato che i poliziotti hanno sostenuto di essere stati torturati durante gli interrogatori. Ha detto che si faranno accertamenti su quest’aspetto e che gli atti sarebbero stati trasmessi alle autorità competenti, per verificare se effettivamente questa tortura sia stata praticata e da chi”, ha dichiarato l’avvocato Luigi Ferrandino, legale della famiglia dei tre napoletani scomparsi.

Una foto di Raffaele Russo sparito in Messico

Ferrandino (che insieme all’avvocato Claudio Falleti assiste i familiari degli scomparsi) ha parlato anche di un tale don Angel. “Questo don Angel, di cui si è parlato nei giorni scorsi, secondo quanto emerso dalle nostre indagini è persona nota alle forze dell’ordine e sarebbe un riferimento del cartello criminale che, si sostiene, abbia sequestrato i nostri connazionali: non sappiamo ancora se sia stato ascoltato, semplicemente perché motivi investigativi suggeriscono di non diffondere informazioni in merito a questa attività”. Ricordiamo che risultano essere irreperibili altri tre poliziotti, tra cui il capo della polizia locale. Secondo l’originaria ricostruzione dei fatti, più di un mese fa, il primo a scomparire nel nulla è stato Raffaele. Suo figlio e suo nipote, invece, sarebbero stati attirati in una trappola dalla polizia di Tecalitlán e poi consegnati nelle mani di una gang del sud dello Stato di Jalisco da alcuni agenti corrotti, forse per appena 43 euro.

 

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