I tre napoletani scomparsi in Messico

Due novità sulla vicenda dei tre napoletani scomparsi in Messico. La prima relativa al prelievo – nei giorni scorsi – del Dna dei familiari di questi ultimi. La seconda ha a che fare invece con la delegazione della Farnesina che è pronta a partire alla volta dello Stato sudamericano, per seguire da vicino il caso dei nostri connazionali, di cui non si hanno più notizie dallo scorso 31 gennaio. Si tratta dei napoletani Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino. La delegazione sarà formata dal sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola e da due funzionari. Secondo quanto rende noto l’avvocato Claudio Falleti (che insieme al collega Luigi Ferrandino assiste le famiglie degli scomparsi), il ‘pool’ della Farnesina si recherà in Messico la prossima settimana. Amendola sarà coadiuvato sul posto dal personale dell’ambasciata italiana di Città del Messico, dove terrà una serie di incontri con le autorità locali.

I tre napoletani scomparsi in Messico

Nel frattempo, come scrivevamo all’inizio del pezzo, l’avvocato Ferrandino ha fatto sapere che nei giorni scorsi i familiari dei tre scomparsi sono stati convocati in Questura a Napoli, per essere sottoposti a un prelievo del Dna. I campioni potrebbero essere utilizzati in eventuali test da svolgere nel Paese sudamericano. Non bisogna infatti dimenticare la vicenda – rilanciata dai media messicani – relativa al rinvenimento in un suv, di cinque corpi senza vita (ai quali non è stato possibile attribuire identità) chiusi all’interno di buste di plastica.
La scoperta sarebbe stata effettuata a Chilapa. Usiamo il condizionale, poiché, lo stesso avvocato Falleti, commentando la circostanza, aveva evidenziato che quanto riportato dagli organi di stampa messicani all’inizio di marzo, era quasi identico, nel contenuto, a una notizia pubblicata a novembre del 2017. Al momento, dunque, tutto è avvolto da una nube di mistero, di probabilità e di forse, che non fanno altro che mettere a dura prova i familiari dei tre scomparsi, che vivono nell’ansia e nell’angoscia, per la sorte dei loro congiunti. Anche perché, finora, non sarebbe arrivata alcuna richiesta di riscatto relativa a un presunto rapimento.

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Una foto di Raffaele Russo sparito in Messico

L’incubo comincia lo scorso 31 gennaio, è da allora che non si hanno più notizie dei tre napoletani. Risultano scomparsi da Tecalitlán, nello Stato di Jalisco. Secondo quanto ricostruito finora, Vincenzo Cimmino, Raffaele e Antonio Russo potrebbero trovarsi nelle mani di sequestratori, facenti parte di un cartello criminale.

Una foto tratta da Facebook dei tre – zio, figlio e nipote – a cena in Messico

A consegnare due dei tre nostri connazionali nelle mani dei rapitori sarebbero stati dei poliziotti corrotti, che li avrebbero venduti per appena 43 euro. Secondo la prima ricostruzione dei fatti, il primo a scomparire nel nulla è stato Raffaele. Mentre suo figlio Antonio e suo nipote Vincenzo sarebbero stati attirati in una trappola dalla polizia di Tecalitlán e poi consegnati nelle mani di una gang del sud dello Stato di Jalisco. Per tale azione, quattro poliziotti sono stati arrestati, mentre tre risultano latitanti.
Durante le scorse settimane è emersa anche la figura di un uomo, tale don Angel, che risulterebbe essere una persona nota alle forze dell’ordine messicane e considerato riferimento del cartello criminale che avrebbe sequestrato i tre napoletani. Non si sa, ha dichiarato l’avvocato Falleti, se tale don Angel sia stato ascoltato o meno dalle autorità messicane. Nel frattempo il giallo si fa sempre più fitto.

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