lunedì, Dicembre 6, 2021
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Scomparsi in Messico, de Magistris e i napoletani di serie B

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di Giancarlo Tommasone

Sette mesi, vale a dire 211 giorni. Di silenzio. Un’eternità insostenibile per i parenti di Raffaele Russo, di suo figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino. Dei tre napoletani non si hanno notizie dallo scorso 31 gennaio, quando si sono praticamente interrotte le comunicazioni con il Messico, terra che sembra averli inghiottiti. La pista maggiormente battuta è quella del rapimento, ma non sono arrivate richieste di riscatto alle famiglie dei tre desaparecidos, nemmeno informazioni utili per mettersi sulle loro tracce nonostante una ricompensa da due milioni di pesos (89.500 euro).

Si è giunti a poco, non hanno sortito effetti gli appelli, le indagini
e l’attività di inquirenti e forze dell’ordine, che forse
avrebbero avuto bisogno di ben altra sostanza.

A mancare l’appoggio delle istituzioni, soprattutto di quelle locali, la base. Le prime che avrebbero dovuto sposare la battaglia dei familiari di Raffaele, Antonio e Vincenzo, per comprendere che cosa è accaduto, per pretendere informazioni. Ma la città dell’amore e dell’accoglienza ha fatto poco o nulla per i tre napoletani delle Case Nuove.

Una foto di Raffaele Russo sparito in Messico

Il sindaco de Magistris, quello delle lotte contro l’ingiustizia, ha chiesto verità per Giulio Regeni – cosa lodevole, buona e giusta – e ha fatto sistemare uno striscione sulla facciata di Palazzo San Giacomo per invocare giustizia per il 28enne ucciso al Cairo. Ma non ha trovato il tempo né l’occasione per far piazzare finanche sotto l’androne del Comune, un poster con le facce dei tre napoletani, chiedendo verità e chiarezza circa la loro sorte.

Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha incontrato i parenti dei tre napoletani scomparsi in Messico

Il sindaco partecipa alla fiaccolata del 25 gennaio scorso per ricordare il giovane ricercatore triestino, tiene un cartello e accende ceri in Piazza del Gesù. Ma quando, il 28 febbraio, si tratta di prendere parte alla marcia per i tre napoletani, non c’è. Qualche giorno dopo riceverà in Comune, i familiari degli scomparsi, poi telefonerà al ministro Angelino Alfano per chiedere il massimo impegno nelle ricerche.

Il sindaco de Magistris alla fiaccolata per Giulio Regeni

«Da allora non abbiamo avuto più contatti con il sindaco», dichiara a Stylo24 Silvana Esposito, moglie di Raffaele e madre di Antonio Russo. Eppure non c’è battaglia per la verità a cui il sindaco non partecipi, non c’è oppresso palestinese a cui la fascia tricolore non dia sostegno. In occasione dell’arresto dell’artista Jorit, de Magistris si affretta a scrivere sul suo profilo Facebook: «Jorit viene da Napoli (…) Jorit deve tornare subito a Napoli. La sua libertà è questione di democrazia, riguarda tutti».

Finora risulta inadeguata l’attenzione (per non dire nulla)
del sindaco verso la vicenda dei tre scomparsi in Messico.

Forse perché sono napoletani delle Case Nuove? Non sono artisti, rivoluzionari e troppo radical chic? O forse perché, secondo quanto sarebbe emerso finora nel corso delle indagini – anche se le famiglie hanno sempre allontanato simili ipotesi – l’attività condotta dai tre in Messico, è stata considerata da qualcuno, border line?

I tre napoletani scomparsi in Messico

Non crediamo sia per questo, del resto per il sindaco – lo ha sempre fatto intendere – nella città dell’amore e dello striscione contro il debito ingiusto, i napoletani sono tutti uguali. Non esistono napoletani di serie A e di serie B. Napoli non è come il San Paolo, dove ci sono due curve e si sceglie dove andare a vedere la partita. Ma questa è un’altra storia.

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