I tre napoletani scomparsi in Messico

Si sentono “abbandonati dalle autorita'” i familiari dei tre italiani scomparsi ormai da quasi due mesi nello stato occidentale messicano di Jalisco. Sostengono di aver lasciato il Paese “per paura”. “Abbiamo paura di sporgere denuncia”, ha detto al telefono (da una localita’ imprecisata) Francesco Russo, affermando che ne’ l’ambasciata italiana in Messico ne’ la procura di Jalisco li ha chiamati per informarli dello stato delle indagini. Suo padre Raffaele, 60 anni, il fratello Antonio di 25 e suo cugino Vincenzo Cimmino, 29, tutti originari di Napoli, sono stati visti per l’ultima volta il 31 gennaio a Tecalitlan e i familiari ne hanno denunciato la scomparsa il giorno dopo alla procura di Jalisco.

Francesco ha spiegato che il padre e’ un pensionato che per sopravvivere vende “giacche e profumi” in strada da quando e’ arrivato in Messico, a settembre dell’anno scorso. Prima di arrivare a Jalisco, Raffaele e’ stato in diverse citta’ del Messico, tra le quali Cancun, e poi si e’ stabilito a Ciudad Guzman insieme agli altri due familiari, giunti nel Paese di recente. Francesco afferma che il giorno in cui il padre si trasferi’ a Tecalitlan gli aveva raccontato di essersi trasferito in questa localita’ in cui non conosceva nessuno, alla ricerca di fortuna.

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L’ultimo contatto telefonico di Raffaele con gli altri due familiari scomparsi risale alle 14:30 del 31 gennaio. Mezz’ora piu’ tardi, i due hanno cercato inutilmente di mettersi in contatto nuovamente con l’uomo, che soffre di ipertensione, e ipotizzando un malore o un incidente, sono andati nel punto in cui il gps dell’auto noleggiata segnalava la sua ultima posizione. I due giovani si sarebbero poi fermati per fare benzina e li’ sarebbero stati avvicinati da “diversi poliziotti a bordo di un’auto e due moto, che gli hanno intimato di seguirli”. Antonio, prima di sparire, sarebbe riuscito ad inviare un messaggio via whatsapp all’altro fratello Daniele, che si trovava anche lui in Messico con Francesco, il quarto fratello, dicendo di essere stati intercettati da poliziotti in motocicletta che li avevano costretti a seguirli.

Poco dopo anche i telefoni dei due giovani avrebbero smesso di funzionare. I familiari temono quindi che i loro congiunti siano in carcere, anche perche’ le autorita’ messicane hanno prima confermato che due dei tre erano stati arrestati, ma in un secondo momento hanno negato questa circostanza. I familiari hanno anche ipotizzato un rapimento, ma non sono arrivate richieste di riscatto.

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