Antonio Russo, Raffaele Russo e Vincenzo Cimmino

Incredibile scena da film in una delle pause dell’udienza, quando la poliziotta Linda Guadalupe si è data alla fuga con il marito.

Se non si trattasse di una vicenda drammaticamente così seria, sembrerebbe proprio la scena di un film, quella che si è verificata durante il processo sulla scomparsa di Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, in corso in Messico, nello stato di Jalisco. Uno degli agenti imputati, Linda Guadalupe, ha, infatti, approfittato di una pausa dell’udienza per fuggire con il marito a bordo di un’auto. Nei suoi confronti il giudice ha emesso un ordine di cattura. La donna e i colleghi Salomon Adrian Ramos Silva ed Emilio Martines Garcia, tutti in “libertà controllata”, sono sospettati di aver consegnato i tre napoletani ad una banda di narcos locale. Al processo, a quel punto sospeso, ha testimoniato anche Francesco Russo, fratello e cugino di Antonio e Vincenzo, e figlio di Raffaele Russo, del quale si erano perse le tracce diverse ore prima dei due giovani.

“Questi lunghi ed estenuanti giorni di processo hanno dato i loro frutti in quanto molte delle prove ammesse e formate sono inconfutabili, in ultimo la fuga di uno degli imputati stile Hollywood verosimilmente decisa con l’avvicinarsi della condanna che non depone a favore della difesa e non fa che rinforzare un coinvolgimento nei fatti che tutti gli imputati fino alla fine hanno cercato di negare”. Così l’avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie Russo e Cimmino. “Purtroppo siamo rimasti soli davanti a questo calvario che per una strana coincidenza si concluderà proprio oggi, venerdì santo. Mi auguro – conclude Falleti – che questi tre anni e due mesi di lavoro, sacrificio e di proteste non siano stati vani e che la giustizia faccia realmente il suo corso. I colpevoli devono pagare”.

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