Il porto di Napoli

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“Le citta’ e i porti hanno un ruolo fondamentale per la crescita dell’economia e la qualita’ urbana ma ci vogliono modelli innovativi, se seguiamo i modelli finora adattati non sviluppiamo l’economia e non rigeneriamo le citta’ in senso positivo”. Spiega cosi’ Massimo Clemente, ricercatore del Cnr ed esponente di Rete (Associazione per la collaborazione tra porti e citta’) il punto di partenza del convegno “Il futuro delle shipping cities” che si e’ svolto oggi a Napoli nell’ambito della Naples Shipping Week. “I modelli – dice Clemente – sono le integrazioni tra i diversi settori, tra diverse economie e un ruolo deve averlo l’associazionismo nel dialogo con la politica. Oggi questo incontro e’ all’interno della Naples Shipping Week, che e’ organizzata proprio da un’associazione, il Propeller Club”. Al convegno hanno partecipato anche esponenti dei porti di Valencia e Barcellona oltre ad alcuni ricercatori internazionali degli atenei italiani e del Cnr, specializzati nelle dinamiche di sviluppo dei porti e della loro integrazione con le citta’.

Tra gli argomenti emersi anche la necessita’ di fare rete tra i porti del Mediterraneo settentrionale, dall’Italia alla Spagna, alla Francia: “E’ importante – sottolinea Clemente – creare un sistema di alleanze, partendo da strategie comuni sulla ricerca e con le imprese. Abbiamo una rete di porti, ma se non abbiamo delle connessioni efficienti a livello ferroviario, il porto non puo’ svolgere fino in fondo il suo ruolo rispetto al territorio, quindi sulla logistica di mare e di terra servono grandi alleanze. Su questo la politica e’ stata debole e serve un intervento di altre forze che propongano soluzioni e strategie da attuare insieme”. La discussione si sviluppa a Napoli che, spiega Clemente “e’ un caso emblematico di sviluppo scoordinato con due interporti, quelli di Nola e Marcianise, due porti, tutte entita’ in competizione tra loro. Ci vuole un unico sistema portuale e un unico sistema aeroportuale, come dimostra il dialogo avviato tra Capodichino e Pontecagnano serve una strategia condivisa terra-mare”.

Il porto di Napoli

Ma il dialogo non sempre e’ facile come sottolinea un occhio terzo, quello di Oriol Capdevila, architetto di Barcellona specializzato in sistemi portuali: “Il porto non e’ un luogo chiuso – afferma – e la citta’ non puo’ essere messa al margine del proprio mare. Oggi si sta cercando una convivenza tra citta’ e porti, penso ai modelli di Amsterdam e Marsiglia. Anche in Italia c’e’ questa spinta frenata pero’ dai conflitti di interesse tra diverse amministrazioni: quello che dice la citta’ non vuole sentirlo il porto, quello che dice il porto non vuole sentirlo la sovrintendenza. Ogni soggetto ha un potere e nessuno vuole arrivare a un punto d’incontro, questo e’ il problema nel vostro sistema legislativo”. Capdevila allarga l’orizzonte all’Europa: “Dobbiamo guardare allo svluppo – spiega – con un interesse comune, invece oggi si sta lavorando su interessi parziali, cosi’ non si va da nessuna parte”.

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