I boss Edoardo Contini e Nicola Rullo

Cinquantanove indagati

Per entrare in possesso di cinque assegni (del valore complessivo di 14.550 euro), un gruppo dei Contini, capeggiato dal ras Nicola Rullo, non avrebbe esitato a fare irruzione nella casa di due coniugi, minacciarli, pistola alle tempie, e finanche afferrare il loro bimbo più piccolo, portarlo sul balcone e «lasciarlo sospeso nel vuoto». Tutto ciò per convincere i genitori a dare i titoli al clan. E’ la circostanza più inquietante dell’inchiesta che coinvolge 59 persone, accusate di far parte di un giro strutturato per la concessione e l’ottenimento di mutui bancari, da parte della cosca di Vasto-Arenaccia. I mutui erano rilasciati a soggetti disoccupati e dunque insolventi, che però risultavano essere in possesso di buste paga (false), che «attestavano» (fittiziamente) che si trattava di persone con contratto di lavoro. In questo modo i prestiti venivano rilasciati, ma dopo poco, non più onorati. E i soldi dei mutui finivano nelle casse del clan (oltre 300mila euro nel 2010, 100mila nel 2011). Per i finanziamenti ottenuti con documenti falsi, è arrivata la notifica della chiusura delle indagini per 59 indagati; oltre al boss Rullo, e a un imprenditore, Salvatore Giglio, titolare della società «Il Giglio immobiliare», rischiano il processo anche una notaia e un ex dirigente di banca. L’istituto di credito coinvolto, ma come parte lesa nell’inchiesta in oggetto, è Unicredit, che è assolutamente estraneo ai fatti contestati agli indagati. Nei confronti dei 59 soggetti, accuse a vario titolo, che vanno dalla truffa aggravata dall’agevolazione mafiosa al riciclaggio aggravato, all’omesso controllo nella concessione dei mutui.