mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Musica e camorra: ci mancava solo il trapper che inneggia alla Scissione

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L’esperimento (fallito e da stigmatizzare) del caivanese Mooxe: testi banali della vita da strada (non vissuta)

di Giancarlo Tommasone

Ambientazione e mood della clip? Solite cose, già viste centinaia di volte: un garage pieno di «comparse» che giocano a fare i cattivi. La lezione sulla vita da strada (tema trito e ritrito, e che risulta ormai stucchevole, noioso e stantio), questa volta viene direttamente da Caivano, città dormitorio a nord di Napoli, nota ai più, soprattutto per la presenza del famigerato Parco Verde. Il pezzo si intitola Scissione, a cantarlo il semisconosciuto Mooxe, che cerca di alternare assonanze piuttosto che rime, con un flow assai discutibile, e che denuncia tutta la approssimazione del presunto ennesimo cantore delle banlieue della provincia partenopea.

Fosse solo per questo, non ci sarebbe nulla di male, del resto ci sono tanti trapper che provano a emergere senza avere la minima capacità, ma proprio per provare a finire sotto i riflettori, il nostro si cimenta con un filone simil Gomorra la serie, attraverso un testo che celebra malavita, solito denaro da contare a pacchi, fedeltà della donna (relegata a figura accessoria) del carcerato, che lo aspetta e non lo tradisce. Lo stesso detenuto è uomo soltanto se non parla, non si pente, se sa resistere alla galera e sconta la sua pena zitto e muto. 

Un testo pieno di luoghi comuni sulla criminalità, dai contenuti explitic, vale a dire infarcito di brutte parole (semplifichiamo, ndr), che provano a dare un tono al brano, da dilettanti anche dal punto di vista della struttura musicale. Mooxe, scimmiottando i suoi «colleghi» più bravi e fortunati, inneggia alla scissione, che dalle sue e nostre parti sta a significare il fenomeno della separazione che avviene all’interno di un clan camorristico.

La più famosa scissione che la cronaca nera ricordi è quella che nel 2004 sfociò nella sanguinosa faida di Scampia e Secondigliano. E mentre a Napoli e nella sua provincia si celebrano baby-boss e giovanissimi rapinatori uccisi, a cui si dedicano anche murales, altarini ed edicole votive, il caivanese Mooxe (di cui non avremmo sentito, certo, la mancanza) prova ad emergere, cantando le gesta di chi da anni sporca la nostra terra, restituendone al mondo intero un messaggio di merda. Scusateci per la brutta parola, ma anche a noi, ogni tanto, piace fare i cattivi.

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