Il giudice di primo grado scagiona l’esponente dell’Udeur, il pm aveva chiesto per lui quasi cinque anni di carcere

di Luigi Nicolosi

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Camorra e politica, prima battuta d’arresto per l’inchiesta che due anni fa si è abbattuta come uno tsunami sulla città di Mugnano e sul potente clan degli Scissionisti. Il giudice di primo grado, al termine del rito abbreviato, ha infatti assolto per non aver commesso il fatto l’ex consigliere comunale in quota Udeur, Gennaro Bove, l’unico che nel giugno del 2017 si era visto notificare una misura di custodia cautelare (divieto di dimora), mentre tutti gli altri 79 presunti ras e fiancheggiatori erano rimasti indagati a piede libero.

Non sono dunque bastate le accuse mosse nei suoi confronti da ben due collaboratori di giustizia, Carmine Cerrato e Antonio Caiazza, per arrivare a una sentenza di condanna. La Procura aveva chiesto per Bove una pena di 4 anni e 7mesi di reclusione, ma a spuntarla è stata alla fine la linea portata avanti dal difensore dell’ex consigliere comunale, Luigi Senese, il quale ha dimostrato l’estraneità del proprio assistito rispetto alle contestazioni mosse dalla Procura. Gennaro Bove, vale la pena ricordarlo, era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Erano stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, ai quali non era comunque addebitabile il ritardo del procedimento penale (causato dall’ingolfamento della giustizia italiana), a notificare all’esponente dell’Udeur il provvedimento e a sequestrare beni del clan per 5,5 milioni di euro di valore. Si trattava di due intere palazzine con 18 immobili complessivamente, una a Melito e l’altra a Quarto, di fatto riconducibili ai boss Cesare Pagano, Raffaele Amato o a loro stretti congiunti, di un fondo rurale e di quote di una società di costruzione edile. Ma anche in questo caso, così come per le misure cautelari personali, il gip ha detto no ad altre richieste di sequestro preventivo ai sensi della legge antimafia. La motivazione era sostanzialmente la stessa: i riscontri alle dichiarazioni dei pentiti mancano del tutto o parzialmente. Insomma, un’inchiesta che già all’epoca non partì sotto i migliori auspici.