domenica, Luglio 3, 2022
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Movida violenta? Certo, se la priorità sono i green pass

Servono controlli ma Manfredi continua a lanciare messaggi sbagliati

di Mauro Della Corte

La movida a Napoli sembra sempre più fuori controllo. Il week end partenopeo è un continuo bollettino di «guerra» tra risse e rapine. Come sabato scorso quando un ragazzo è stato ferito per futili motivi. «Mi hanno spaccato la testa con una bottiglia ma non avevo fatto niente» ha raccontato il giovane ai suoi soccorritori. Parole assurde ma che ben descrivono quello che succede tra le stradine del centro il sabato sera quando migliaia di giovani si riversano in pochi metri quadrati. A niente è servita l’ordinanza del sindaco Manfredi con il divieto di vendita di alcool in bottiglia da asporto dopo le 22.

Residenti e gestori dei locali continuano a dover soccorrere minorenni in preda a coma etilico. Un’emergenza che se non affrontata non terminerà mai. Eppure si continua a voler utilizzare strategie sbagliate e appellarsi a interventi che non risolvono il problema ma ne creano di nuovi. I comitati cittadini hanno ricominciato infatti a chiedere un orario di chiusura per gli esercizi di ristorazione che insistono in zona. La loro tesi è che se un bar chiude non può vendere alcool ai minorenni che piano piano sono costretti a defluire e tornare a casa. Per noi sarebbe solo una deriva autarchica che avrebbe il solo effetto di danneggiare tanti piccoli imprenditori incolpevoli, di certo non incoraggerebbe i ragazzi a tornare a casa, o a cambiare zona o a disperdersi. Perché ci sono altri due problemi che evidentemente qualcuno finge di non vedere: la vendita d’alcool ai minori e lo spaccio di stupefacenti.

La vendita di alcool e di stupefacenti

Se un 13enne va in coma etilico significa che qualcuno gli ha venduto bevande alcoliche. E questo è un reato, al di là del luogo o dell’orario. La legge vieta il commercio di questi prodotti ai minorenni. Chi commette un reato dovrebbe essere punito. Sempre. Eppure si continua ad assistere a ragazzi, poco più che bambini, che si sentono male. Poi c’è la piaga della droga.

Tra quei vicoli, come nel resto d’Italia, esiste lo spaccio di stupefacenti e la cosiddetta «canna» per i giovani, che la prendono a cuor leggero, è diventata un momento di socialità e di svago, non percependone i reali danni. Come il distacco dalla realtà e la caduta dei freni inibitori che in molti portano ad atti violenti verso i coetanei. Non per futili motivi, ma proprio per motivi stupidi. Perché bisogna dare il giusto peso alle parole. Quando un adolescente rompe la testa a un coetaneo perché lo ha guardato è solo uno stupido, se non un criminale. Serve il controllo del territorio contro chi vende alcool o droga ai minorenni e serve presidiare le zone calde. Questa è l’unica ricetta.

Le forze dell’ordine e il messaggio sbagliato

Invece basta guardarsi intorno per vedere pattuglie di carabinieri, volanti della polizia o vigili urbani impegnati a cercare il «furbetto della mascherina» o a controllare i green pass. Bersagliano gli esercenti chiedendo la verifica del «certificato verde» ma poi non si preoccupano se un barista poco incline alla legge vende cicchetti a prezzo stracciato a un ragazzino.

Nel frattempo il sindaco Manfredi continua a tergiversare e a dire che stanno lavorando per approntare il piano per la sicurezza. Ma quanto ci vuole per chiedere una volta per tutte un maggiore sforzo e un maggior controllo delle strade? «Ci vogliono interventi ancora più incisivi per fronteggiare il problema della violenza giovanile che non è solo di Napoli ma è un tema comune a tutte le città d’Italia» ha affermato il primo cittadino. Parole che, per noi, finiscono solo con lo sminuire la reale portata del problema. Dire che il problema c’è in tutta Italia potrebbe sembrare un tentativo di discolparsi: c’è ovunque quindi non siamo noi. Il problema non è di chi sia la colpa. Il problema è chi vuole risolverlo

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