Akram e Dhia

di Giancarlo Tommasone

Nell’ultimo periodo i conti correnti di Akram Baazaoui e del suo presunto sodale Dhiaddine Baazaoui (detto Dhia) sono floridi. Lo dicono gli stessi due tunisini residenti a Napoli (e arrestati nell’ambito dell’operazione Mosaico), intercettati dalle forze dell’ordine, mentre parlano al telefono. Sono soddisfatti perché sono riusciti a guadagnare molti soldi. I due non entrano nei particolari della consistenza precisa delle entrate, anche se per gli inquirenti si tratta di cifre di tutto rispetto, frutto di attività illecita legata alla gestione dell’apparato che fa arrivare i clandestini dal Nord Africa prima in Italia e poi in Francia e Germania.
Nel 2016, Akram, ufficialmente titolare di una ditta individuale per il commercio al dettaglio ambulante di chincaglierie e bigiotteria, dichiara un reddito netto pari a 8.690 euro. Ma la Digos rendiconta di cifre molto più alte. Ciò emergerebbe dal flusso delle transazioni Western Union relative ai mesi di ottobre, novembre e dicembre del 2017. Dalle quali risulta che sia di Akram che di Dhia ricevano dall’estero, e in più occasioni, somme di denaro. Si tratta di accrediti che non superano, in genere, i 300 euro, ma vanno moltiplicati per le molte decine di persone che ogni mese si rivolgono all’associazione.

ad

In alcuni casi vengono intercettate chiamate (ma i contatti si registrano anche su Facebook) in cui si avvertono i gestori della base logistica napoletana di sbarchi relativi a un centinaio di clandestini. Fare i conti è semplice, difficile invece risulta far collimare le entrate dei due tunisini con l’attività che svolgono ufficialmente, vale a dire la vendita di sigarette di contrabbando con postazioni itineranti all’esterno dei supermercati dell’Agro Aversano. Zona in cui risiedono gli altri due ‘campani’ arrestati nel corso dell’operazione Mosaico, vale a dire il 51enne Mohamed Baazaoui, residente a Villa di Briano e Rabie Baazaoui, 29enne residente a Casal di Principe.

Tornando alle entrate illecite di Akram e Dhia, c’è pure da sottolineare che la richiesta di documenti falsi e l’affidarsi a loro per arrivare in Francia dall’Italia è costante. Si occupano dell’intera fase dell’iter, dall’accoglienza dei clandestini, il loro rifocillamento, la sistemazione presso alberghi o alloggi a Napoli, fino a ‘trovargli’ un’altra identità, producendo per i clienti documenti falsi.
Le richieste arrivano anche dalla Francia, dal Regno Unito e da latri Paesi europei. In particolare, all’ombra della Tour Eiffel (laddove Akram si recherebbe spesso) c’è un altro comparto della struttura. A Parigi e in altre città transalpine l’organizzazione si affida, infatti, a imprenditori turchi e kosovari, che poi si occupano di trovare un lavoro ai clandestini. Il flusso di migranti è davvero consistente e a volte fa registrare discussioni anche abbastanza accese tra i tunisini ‘campani’. In un’occasione le forze dell’ordine intercettano lo sfogo di Mohamed Baazaoui con Akram.  Il 51enne dice al ‘socio’ che presto chiuderà la sua casa e andrà lui stesso a dormire da un’altra parte perché un sempre maggior numero di clandestini vuole andare a stare da lui prima della partenza verso la Francia.