Emanuele Scieri

Al via l’udienza preliminare per il caso del giovane militare siracusano trovato senza vita ai piedi di una torretta all’interno della caserma Gamerra a Pisa

di Claudia Carbone

Un’atmosfera tesa, a tratti forse anche ostile. È questa l’aria che si respirava ieri mattina al Tribunale Militare di Roma in occasione della prima parte dell’udienza preliminare a carico dei tre ex caporali Alessandro Panella, Andrea Antico e Luigi Zabara. I tre sono accusati del reato di violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato in concorso, nei confronti del militare di leva Emanuele Scieri.

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Una tensione comprensibile quella che ha attraversato l’aula visto che è la prima volta, dal lontano 1999, che per la vicenda del giovane militare siracusano viene chiesto un rinvio a giudizio e non l’ennesima archiviazione. La storia di Scieri è ritornata prepotentemente alla ribalta qualche anno fa, grazie al lavoro della Commissione Parlamentare d’inchiesta, presieduta dall’ex deputato Sofia Amoddìo, una ricerca incessante che ha portato alla luce nuove evidenze sulla misteriosa morte di Emanuele Scieri. Evidenze ritenute più che credibili dalla Procura di Pisa che dopo ben 18 anni, nell’ottobre 2017 ha riaperto le indagini per far luce sulla tragica fine del giovane, ritrovato, lo ricordiamo, tre giorni dopo la sua scomparsa, ai piedi di una torretta all’interno della caserma Gamerra di Pisa. Seguendo a ruota quella pisana, anche la Procura Militare aveva riaperto le indagini, per chiuderle il 12 maggio scorso con la formalizzazione delle accuse a carico di Panella, Zabara e Antico, quest’ultimo militare ancora in servizio.

Un mese dopo anche la Procura di Pisa ha chiuso le indagini, accusando non solo i tre ex caporali, ma anche quello che nel 1999 era il Comandante della Folgore, gen. Celentano, per aver reso false dichiarazioni al pm, e l’ufficiale in congedo Salvatore Romondia, per una telefonata partita da un’utenza in suo possesso il giorno del ritrovamento del corpo di Scieri e destinata all’abitazione di uno degli allora indagati, Alessandro Panella.

Emanuele Scieri con il fratello e i genitori

Questo lo stato delle cose, fino a ieri almeno, giorno in cui si è giocato il primo round di una battaglia importante e che si annuncia, inutile negarlo, lunga. Il gup del Tribunale Militare si è dovuto pronunciare in merito alle costituzioni di parte civile avanzate dal Ministero della Difesa, dalla famiglia Scieri e dall’associazione costituita dagli amici di Emanuele e l’esito è stato tutt’altro che scontato. Dopo varie sospensioni, richieste anche dai difensori degli imputati per poter leggere attentamente gli atti di costituzione, è arrivata, a sorpresa, la decisione del giudice di non ammettere come parte civile l’associazione “Giustizia per Lele”. Decisione che ha amareggiato non poco il Presidente Carlo Garozzo, che qualche giorno fa non aveva nascosto l’emozione per aver apposto quella che lui stesso ha definito “la firma più pesante” della sua vita, ma anche quella più convinta e decisa, ovvero quella per la richiesta di costituzione di parte civile dell’associazione.

Nel giro di poco dalla decisione del giudice, è apparso un nuovo post a firma di Garozzo sul gruppo a sostegno del suo amico Lele in cui si legge: “sono deluso e amareggiato dalla decisione del giudice dell’udienza preliminare del tribunale militare di non ammettere la richiesta di costituzione di parte civile da parte dell’Associazione “GIUSTIZIA PER LELE”. Sono deluso perché l’Associazione non merita di essere lasciata alla porta. Abbiamo sognato un’aula di tribunale nella quale far valere il nostro motto: giustizia per Lele. […] L’associazione che rappresento ha il diritto più che soggettivo di essere accanto alla famiglia Scieri in questo processo”.

Parte civile è stata riconosciuta ovviamente la famiglia di Emanuele Scieri, nella persona della madre Isabella Guarino e del fratello Francesco, che ha scelto di essere presente in aula in questo giorno così importante. È stata parimenti accolta la richiesta di costituzione del Ministero della Difesa, costituzione che non impedisce però al dicastero di essere citato anche come responsabile civile nello stesso procedimento. “Non è una cosa rara – afferma l’avvocato della famiglia Scieri, Alessandra Furnari – noi riteniamo il Ministero della Difesa responsabile di quanto accaduto quella sera per tre ordini di motivi, per quello che hanno fatto tre caporali, per quanto fatto ad un altro militare e per il luogo in cui è avvenuto il fatto, una caserma dello Stato. Considerando che il Ministero è responsabile dei militari dal momento dell’incorporamento al congedo, per noi è responsabile anche di quello che stavano facendo quei tre militari quella notte”.

Una foto di Emanuele Scieri

Non è stata invece ancora eccepita la questione del conflitto di competenza tra la Procura Militare e quella Pisana, anche se è un tema solo rimandato, che prima o poi sarà da affrontare. Oltre ai difensori presenti in aula anche gli imputati, sguardi alti e aria apparentemente tranquilla. La prossima udienza sarà il 18 settembre e dati i presupposti, si annuncia come un appuntamento non meno caldo rispetto a quello odierno. E non per la temperatura esterna.

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