Morte Maradona, chiesto arresto per Luque
Diego Armando Maradona e il neurochirurgo Leopoldo Luque

A pochi giorni dalle conclusioni della commissione medica, il neurochirurgo indagato per il decesso del Pibe de oro torna a parlare e prova a difendersi.

A quasi sei mesi dalla morte di Maradona, il neurochirurgo Leopoldo Luque, indagato per omicidio colposo dai magistrati di San Isidoro, per il decesso dell’ex calciatore del Napoli, ha rotto il silenzio e per la prima volta ha rilasciato un’intervista in cui ha fatto parlato di tutto, difendendosi, ma anche chiedendo scusa.

“Mi vergogno di alcuni messaggi che ho inviato. Mi dispiace e chiedo scusa alla famiglia e alle persone che lo hanno amato molto”, ha detto il medico nell’intervista a Telefe Noticias facendo riferimento ad alcuni suoi audio diffusi nelle scorse settimane in cui affermava “il grassone sta morendo”.

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Secondo Luque, per cui Maradona “non era nel pieno possesso delle sue facoltà mentali”, la sistemazione allestita nella casa del quartiere di San Andrés de Tigre non era un vero ricovero domiciliare e Diego avrebbe avuto “più possibilità di sopravvivenza” se fosse stato in una clinica .

In questo senso lo specialista ha assicurato che l’argentino “è morto per un evento cardiologico acuto”, mentre sulle conclusioni della commissione medica, che secondo i media argentini, mettono nei guai sia Luque che gli altri due medici, la neuropsichiatra Augustina Cosachov e lo psicologo Carlos Diaz, ha sottolineato che “ci sono errori molto marcati”.

“Sono un neurochirurgo, ho avuto un buon rapporto con Diego e non ho mai assunto il ruolo di cardiologo o clinico. L’ho portato due volte per i controlli da specialisti per valutarlo. Ma non c’erano sintomi particolar. Non l’ho mai visto gonfio come si diceva”, si è difeso. Anche se agli atti c’è una dichiarazione dello stesso specialista in cui si definisce “capo della equipe multidisciplinare” che seguiva Maradona.

Riguardo alle indagini in corso, Luque ha dichiarato: “Non ho paura di andare in prigione”. E, pur affermando di avere “fiducia nella giustizia”, ha precisato di “non averne in questa commissione merica, perché la relazione è stata parziale, con errori concettuali”. Le sue dichiarazioni arrivano una settimana dopo che la commissione medica, della quale ha chiesto la ricusazione, ha presentato le sue conclusioni il 3 maggio ai pubblici ministeri incaricati del caso Patricio Ferrari, Cosme Iribarren e Laura Capra.

Sul suo rapporto personale con Diego, il dottore ha assicurato di non aver mai fatto parte del suo ambiente e ha detto: “Sto ancora pagando per la mia casa. Lui voleva comprarmi una moto e io ho detto di no”.

“Non avrei mai pensato che sarebbe morto. L’obiettivo era spaventarlo per ottenere un beneficio per lui”, ha confessato il neurochirurgo, aggiungendo: “Non l’ho mai visto pazzo. Aveva disturbi transitori dovuti al consumo di alcol”.

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