La notizia della scomparsa dell’ex campione del Napoli fa il giro del mondo e colpisce come un pugno in pieno viso tutti coloro che almeno una volta hanno dato un calcio ad un pallone.

di Francesco Monaco.

Il re è morto, ma non c’è un altro re. E forse non ci sarà mai. La notizia arriva poco dopo le 17.30 di un mercoledì che sembrava essere come tanti altri, ma che come tanti altri non lo sarà mai più. Per il mondo del calcio e, a maggior ragione, per Napoli e i napoletani. E’ morto Maradona. Tre parole, una doccia gelata. Un pugno in pieno viso che colpisce chiunque abbia almeno una volta dato un calcio a un pallone. Magari immaginando di essere lui. Il D10S regalato alla terra e agli appassionati di questo sport da una entità evidentemente più grande di tutti. Lui che il più grande lo è stato e lo sarà per sempre. Leggenda già in vita. Oggi consegnato all’eternità. Unico.

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Fin da quando quel bambino con i capelli ricci e le scarpe consumate palleggiava per le strade di Villa Fiorito, il quartiere che lo ha visto nascere 60 anni fa, con due soli desideri: giocare il Mondiale e vincerlo. Da allora sembra essere trascorso un tempo tanto lungo quanto breve, in cui, però, Diego ha racchiuso una serie di vite intere. Tutte diverse, ma pur sempre accomunate dalla voglia, se non addirittura dall’esigenza, di essere contro. Contro i potenti, contro le istituzioni. Contro gli avversari. Contro chi quel pallone ha fatto di tutto per toglierglielo da quel piede mancino, prensile come neanche una mano.

Non sono riusciti a fermarlo i difensori, ci hanno provato i poteri forti, sembrava esserci riuscita la droga. Ma lui si è sempre rialzato. Ha sempre trovato il modo di risorgere. Araba fenice che ogni volta tornava. L’unico in grado di abbatterlo è stato l’arresto cardiorespiratorio che in un pomeriggio di un mercoledì che sembrava come tanti se l’è portato via.

Anche se è difficile abbandonare la speranza di rivederlo tornare. Apparire tra le tante lacrime che solcano il viso di chi lo ha amato e ama il calcio. Con quel pallone attaccato al piede e il solito sorriso beffardo. A ridere ancora una volta di chi pensava di averlo fermato, sconfitto. E far urlare a tutti: “Ho visto Maradona”.