Fabio Manduca

Il coinvolgimento nei sequestri di alcune società vicine alla famiglia Cesarano, legata ai clan Nuvoletta e Polverino.

Fabio Manduca, l’ultrà napoletano arrestato stamani dalla Digos a Napoli per l’omicidio di Daniele Belardinelli, investito negli scontri prima di Inter-Napoli di S.Stefano 2018, avrebbe legami con clan camorristici e con il gruppo ultras partenopeo dei ‘Mastiffs’. E’ quanto emerge dalle indagini del procuratore aggiunto Letizia Mannella e dei pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri. Manduca, titolare col fratello di un’impresa di pompe funebri, ha precedenti per furto, ricettazione, commercio di prodotti falsi e truffa.

Un’immagine di Raffaele Cutolo, il capo della Nuova camorra organizzata, e alcune frasi da lui pronunciate come: “Mi sono pentito davanti a Dio, ma non davanti agli uomini”. E’ uno dei post su Facebook che aveva pubblicato sul suo profilo Fabio Manduca. Tra gli altri post, un’immagine del film ‘Il padrino’ con su scritto ‘chi ha tradito … tradisce e tradirà … perché infami non si diventa … si nasce’ e alcuni post intitolati ‘O’ sistema’ con frasi del tipo: “anche l’uomo più forte al mondo ha bisogno di avere una donna al suo fianco, perché quando la sua vita è un casino, proprio come in una partita a scacchi, la regina protegge sempre il suo re”.

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I legami con i clan della camorra da parte di Manduca, emergono dal coinvolgimento in passato dell’impresa di pompe funebri dell’ultrà e di suo fratello in un’indagine degli investigatori napoletani. Quest’ultima ha portato al sequestro di alcune società di servizi funebri legate alla famiglia dei Cesarano, a sua volta collegata ai clan della camorra dei Nuvoletta e dei Polverino di Marano (Napoli).

La ricostruzione dei fatti: sapeva di poter uccidere

Quando Manduca ha accelerato verso il gruppo di ultrà interisti, che assaltarono la ‘carovana’ di macchine dei tifosi rivali il 26 dicembre 2018, era consapevole che con quella manovra avrebbe potuto uccidere Daniele Belardinelli, come poi è accaduto. Per questo motivo nelle indagini della Procura di Milano, guidata da Francesco Greco, è stato contestato al 39enne l’omicidio volontario nella forma del ‘dolo eventuale’, ossia con l’accettazione del rischio dell’evento.

Daniele Belardinelli

Manduca, infatti, dopo aver sorpassato un’altra macchina, un’Audi A3, secondo le indagini, non ha fatto alcunché per evitare gli ultrà interisti che avevano invaso la carreggiata in via Novara all’inizio degli scontri, ma anzi si è diretto contro di loro con la sua Renault Kadjar, ha centrato Belardinelli, gli è passato sopra e non si è fermato.

La difesa

“Metterlo in galera un anno dopo i fatti non ha senso, non ci siamo, così è stato soltanto dato in pasto all’opinione pubblica”. Così l’avvocato Dario Cuomo, legale di Manduca, ha commentato il provvedimento cautelare, preannunciando che farà certamente e “subito” ricorso al Tribunale del Riesame, soprattutto sulle esigenze cautelari, e spiegando di essersi già attivato affinché il suo assistito resti almeno detenuto a Napoli e non venga trasferito nelle carceri milanesi, “dove da tifoso napoletano rischia, ne va della sua serenità”. “In 10 mesi non è fuggito, otto o nove consulenti si sono già espressi sulle indagini e quello che è successo il 26 dicembre è stato un fatto unico”, ha spiegato il difensore, contestando così che ci siano esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento probatorio e di reiterazione) che possano giustificare il carcere per Manduca, “anche già colpito da Daspo nel corso delle indagini”.