La donna si era recata nel 1982 all’ospedale di Torino, dove è avvenuta la somministrazione delle sacche contaminate: arriva la sentenza del Tribunale di Napoli.

Dopo 39 anni, lo Stato italiano è stato condannato al risarcimento di 770mila euro per la morte di una donna napoletana deceduta nel 1982 per le complicanze dovute a una trasfusione di sangue infetto avvenuta nell’ospedale di Sant’Anna di Torino. A stabilirlo è stata la X sezione civile del Tribunale di Napoli che con sentenza del 14 maggio 2021 ha condannato il Ministero della Salute al risarcimento.

La signora si era recata, a seguito di alcuni problemi ginecologici, presso il nosocomio torinere, dove fu sottoposta a emotrasfusioni durante la degenza. Per effetto di tali somministrazioni contrasse l’infezione da HCV epatite virale di tipo C, che l’ha portata alla morte, avvenuta presso la Casa di Cura villa dei Fiori di Acerra nel 2017.

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La commissione medica ospedaliera del Ministero della Difesa ha riconosciuto il nesso tra le complicanze della patologia epatica e il decesso. E, con sentenza del 13 maggio 2021, il Tribunale di Napoli, riconoscendo la responsabilità del Ministero per non aver vigilato e controllato il sangue utilizzato per le trasfusioni e per non aver controllato che il sangue dei donatori presentasse alterazioni delle transaminasi, ha condannato il Ministero della Salute al pagamento in favore del marito e delle figlie della somma di 670mila euro oltre interessi.

A questa cifra si è andata ad aggiungere anche quella di 100mila in favore dei nipoti della defunta pensionata per il particolare rapporto che legava i piccoli alla nonna.

“Questa sentenza rappresenta una delle battaglie vinta dallo studio Albachiara. Purtroppo il paradosso è che per la liquidazione degli importi riconosciuti bisognerà fare un altro giudizio presso il Tar affinché lo stesso obblighi il Ministero ad ottemperare al pagamento. Resta la soddisfazione di aver ottenuto un giudizio che ha riconosciuto una congrua somma anche ai piccoli nipoti della signora”, Così il legale della famiglia della donna, l’avvocato Maurizio Albachiara.

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