Pino Mauro (foto tratta da Pino Mauro Official Face) e il commento in calce al post di Morgan

di Giancarlo Tommasone

«Altro che fake. E’ tutto vero, lo ribadisco, e lo rifarei». A parlare è Pino Mauro, che raggiunto telefonicamente da Stylo24, conferma la paternità del commento comparso in calce a un post di Marco Castoldi, in arte Morgan, che ha polemizzato sulla «scenografia offensiva», a suo dire, allestita per il concerto ad Avellino dello scorso 28 giugno. Morgan scrive: «Io non voglio suonare con questa scenografia offensiva a tre giorni da uno sfratto (…) Io trovo umiliante vedere un grande artista buttato in mezzo a una strada che suona per 5.000 euro con cui a stento riuscirei a pagare le spese di viaggio perché in questo momento sono sulle prime pagine di tutti i giornali e quindi il mercato ne dovrebbe tenere conto, invece mi pagano come un principiante con una scenografia che non solo non è di mio gradimento ma è di cattivo gusto».

Il commento di Pino Mauro,
diventato virale in poche ore

Pino Mauro, commenta: «Ma va fa quatt’… (parola impubblicabile), il vero artista canta pur’ sott ’a ’na pianta ’e limon’… ’stu scem’».

Maestro, ci è andato giù pesante. Perché?
«Ma come perché? Innanzitutto uno che scrive una cosa del genere non è un artista. E poi Morgan non sta proprio all’altezza di parlare di cachet».

In che senso?
«Prima di tutto perché il cachet sarà stato stabilito da tempo e poi perché, come fa a rifiutare 5.000 euro uno che ha lo sfratto e che, come dice, non riesce a mettere il piatto a tavola, e immagino, non può provvedere al sostentamento dei suoi figli?».

Il suo commento è diventato virale, se l’aspettava?
«Certo, perché ho detto né più né meno che la verità».

Secondo lei, Morgan, ha letto le sue ‘considerazioni’ sul caso?
«Penso di sì, e se vuole farsi raccontare chi è Pino Mauro, lo chieda a Gigi D’Alessio. Ho visto che ultimamente hanno fatto un programma televisivo insieme. Che poi, Gigi D’Alessio è un altro».

Un altro cosa?
«Un altro miracolato di Dio, che è stato solo fortunato e che nella vita dovrebbe fare tutto, fuorché il cantante. D’Alessio e Nino D’Angelo hanno rovinato la canzone napoletana, hanno inventato quel genere, il neomelodico, che è un’onta per ogni vero artista napoletano».

E poi, con Nino D’Angelo, ci sarebbe un’altra vicenda da chiarire, giusto?
«Sì, una questione annosa, quella che riguarda il brano ‘Tutt’e dduje’, che ho scritto e che mi è stato praticamente rubato, nella maniera più vigliacca. Hanno approfittato del fatto che ero finito in galera (dietro false accuse, come tutti sanno, tant’è che sono stato assolto con formula piena e dichiarato completamente estraneo ai fatti che mi venivano contestati), e che quindi non potevo rispondere, e hanno depositato un pezzo alla Siae (‘Tutt’e duje’, appunto), che avevo scritto io. Da anni, cerco di incontrare Nino D’Angelo, su questa vicenda, ma lui si sottrae puntualmente al confronto».

Lei ha attaccato D’Angelo anche su YouTube, ha mai risposto alle sue accuse?
«Mai. Ma che tiene da rispondere, sappiamo entrambi come siano andati i fatti su quella questione. Come si risponde alla verità?».

Magari ammettendo eventuali errori e scusandosi.
«Questo lo può fare un uomo e un artista vero, no gente che deve andare a zappare».

E’ così pieno di torti e di falsità il mondo della musica partenopea?
«Le dico solo che ho conservato, da più di 20 anni, un assegno falso di 4 milioni e mezzo di lire, di un noto cantante napoletano. Soldi di uno spettacolo a cui ho partecipato e che non mi è stato mai pagato, visto che il titolo era fasullo. Quei soldi li sto aspettando ancora, ma il ‘grande artista’ non ci sente».

Vuole dire qualcos’altro a Morgan?
«Che per me non può andare nemmeno a zappare (con tutto il rispetto per un mestiere nobile come quello dello zappatore), e come lui né Gigi D’Alessio, né Nino D’Angelo».