La sentenza.

Il Consiglio di Stato, dopo Anac e Tar, condanna il comportamento del Comune di Napoli, per non aver rispettato la disciplina normativa sulle sponsorizzazioni. Ennesimo colpo all’Amministrazione sul caso ‘Monumentando’, il progetto per il restauro dei monumenti cittadini tramite sponsorizzazioni pubblicitarie. Respinti, quindi, i ricorsi di Palazzo San Giacomo e della “Uno Outdoor” sulle Torri Aragonesi, che sono stati giudicati “infondati”.

Secondo l’organo supremo, il Comune di Napoli non avrebbe dovuto riconoscere alcun compenso aggiuntivo, prolungando i termini di esposizione pubblicitaria, per gli ulteriori lavori di consolidamento della struttura, dopo il crollo di un tratto del paramento lapideo di una delle due Torri Aragonesi. Attuando “una non corretta applicazione della disciplina della sponsorizzazione”.

Nel dettaglio, secondo la sentenza, le argomentazioni del Comune e della ‘Uno Outdoor’, “non sovvertono la sentenza impugnata: la modifica progettuale oggetto della controversa variante non aveva affatto carattere imprevedibile alla luce dello stato, definito pessimo, di conservazione delle Torri, già evidenziato nelle schede tecniche e noto al momento dell’originaria progettazione esecutiva. Né il crollo verificatosi in costanza di lavori poteva ritenersi episodio patologico che consentisse di mutare il quadro progettuale o la tipologia dei necessari interventi, poiché come visto la scheda tecnica del monumento già faceva riferimento ad una situazione connotata da ‘dissesti statici, parti mancanti o distacchi’.”

“Il Comune in sede di riesercizio del potere, dovrà evidenziare le ragioni per le quali il consolidamento strutturale sia stato escluso dalle obbligazioni assunte in sede di partecipazione alla gara”. “Correttamente – si legge – il primo giudice ha rilevato come l’illegittimità della delibera affiorasse anche sul versante della stima del valore dell’appalto, in quanto la perizia di variante ai lavori di restauro delle Torri aragonesi non aveva neppure rispettato il limite del quinto dell’importo dei lavori”. “Avendo rapportato l’importo dei maggiori costi degli interventi aggiuntivi (715.365,64 euro) al valore stimato dell’intero contratto di sponsorizzazione (3,5 milioni) anziché al valore del solo lotto IX (Torri del Castello del Carmine, 486mila euro); per altro verso, tale criterio di computo dei maggiori costi presentava le medesime criticità già riscontrate nella delibera ANAC in quanto non teneva conto degli ulteriori utili conseguibili dall’impresa sponsor in ragione del prolungamento dei tempi di esposizione pubblicitaria presso il cantiere”.

“Deve effettivamente rilevarsi (come già evidenziato dalla delibera ANAC) una non corretta applicazione della disciplina della sponsorizzazione da parte del Comune, sotto il profilo della determinazione dell’importo contrattuale negli atti di gara, commisurata esclusivamente al valore dei lavori di restauro da eseguire e del tutto disancorata dall’effettivo valore della controprestazione a favore della società, consistente nella cessione di spazi pubblicitari, contro le indicazioni fornite dalle Linee guida ministeriali di cui al decreto 19 dicembre 2012: queste ultime precisano, infatti, che nelle sponsorizzazioni l’importo di base della procedura selettiva, ossia la soglia minima da indicare nell’avviso pubblico, sulla quale sollecitare le offerte in rialzo dei candidati sponsor, non può – conclude – e non deve essere automaticamente identificato nel valore dei lavori, dei servizi e delle forniture richiesti e da eseguire o acquistare, ma deve tenere conto soprattutto del valore del ritorno pubblicitario e di immagine”.