sabato, Dicembre 3, 2022
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«Il monopolio dei funerali a Castellammare è in mano ai Cesarano»

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia per ricostruire la vicenda.

I D’Alessandro “non avevano alcun interesse a prendere le pompe funebri in mano, perche’ c’erano i Cesarano che, quando c’era un morto nella loro famiglia, si mettevano disposizione e non chiedevano nemmeno i soldi del funerale”. Lo racconta agli inquirenti il pentito Renato Cavaliere il 16 luglio di 3 anni fa. Cavaliere, cugino del boss Vincenzo D’Alessandro, reggente dell’omonimo clan che dal sobborgo di Scanzano a Castellammare di Stabia controlla i traffici illeciti di una larga parte del Vesuviano, fa chiarezza sulla figura di un imprenditore legato a doppio filo al clan D’Alessandro e che di fatto esercita in monopolio nel settore delle pompe funebri, perche’, come dice un altro pentito, Salvatore Belviso, killer del consigliere comunale Luigi Tommasino, e’ “praticamente impossibile che altre imprese di pompe funebri operino a Castellammare di Stabia. Mi risulta che non esistono altre imprese, ma sono certo che nessuno fara’ mai richiesta di operare in quella zona essendo zona di esclusiva pertinenza di Alfonso Cesarano che opera sotto l’egida del clan Cesarano”.

I Cesarano, in primis Alfonso e il fratello Giulio, anche attraverso il loro mogli, non solo hanno aziende del settore funerario che operano persino per conto del Comune di Castellammare, ma possiedono anche alberghi: l’hotel Europa, nel quale verra’ persino arrestato un latitante dei Alessandro e che indicano i pentiti come luogo di riunione della cosca e nascondiglio di armi, il Paradiso e Villa Serena.

L’affare del forno crematorio

Roberto Perrone, figura apicale del clan Nuvoletta e poi dei Polverino, in un verbale del 4 aprile 2012 inserito nella misura del gip Giovanna Ciervo notificata dai carabinieri a Cesarano, quattro suoi parenti e un prestanome, racconta di conoscere bene Attilio Cesarano, che nel Maranese ha un’impresa di pompe funebri ed e’ cugino di Alfonso. Perrone ha incontrato Alfonso Cesarano perche’ quest’ultimo gli voleva proporre un affare, un forno crematorio a Quarto. Un progetto per il quale erano necessarie autorizzazioni dell’amministrazione locale che Perrone avrebbe dovuto aiutare Alfonso Cesarano ad ottenere. “Chiesi se dopo di lui avrei dovuto parlare con qualcun altro, ma lui mi disse che lui era il presidente, dicendomi esplicitamente che livello provinciale e regionale era tutto a posto”. Da quello, Perrone capisce che e’ gia’ stata fatta una spartizione. In questo accordo, spiega ancora il pentito, la gestione del forno crematorio rimaneva appannaggio dei Cesarano, e ai Polverino veniva riconosciuta una quota partecipativa tre volte l’anno. “Ho sempre saputo che Alfonso Cesarano agiva in regime di monopolio nel comune di Castellammare chiaramente con l’appoggio dei clan camorristici locali”, esplicita.

Del resto, l’imprenditore, che i carabinieri fotografano alla sua scrivania anche quando, dopo il gennaio 2013, formalmente era uscito dalla sua azienda con la cessione delle quote per 22.500 euro a fratelli e cugini, aveva messo in piedi una macchina ben oliata. Gia’ nel 2008 V.A. denunciava che la sua agenzia funebre di Casagiove aveva dovuto versare denaro per poter prelevare una salma dall’ospedale di Castellammere. “Mi sono recato, per sbrigare l’iter burocratico del trasporto e seppellimento della salma, al cimitero – racconta – dovevo ritirare la scheda Istat della morte e il nulla osta al seppellimento. Il custode aveva copia della documentazione e mi disse che gli originali erano negli uffici dell’impresa funebre Cesarano che era a pochi metri al cimitero. Sono andato la’ e sono stato ricevuto da Cesarano Alfonso che mi ha offerto la disponibilita’ a svolgere tutto l’iter burocratico e a fornirmi la bara; gli ho risposto che avrei preferito a provvedere da solo perche’ era la ditta di mio fratello che aveva l’incarico e i parenti del defunto avrebbero risentito dell’aggravio economico della delega di un’altra impresa per lo piu’ senza loro esplicita volonta’. Con molto garbo Cesarano mi disse che potevo decidere liberamente cosa fare, ma, se avessi tentato di fare tutto da solo, avrei trovato solo ostacoli perche’ ero fuori dal mio territorio. A Castellammare c’era un particolare sistema nel quale gli estranei non potevano penetrare. Cosi’ mi ha chiesto 1200 euro. Ho chiesto uno sconto, e ha abbassato a 1000″.

All’uscita V.A. informa i carabinieri e si reca in Comune per sbrigare da solo le pratiche burocratiche, ma un impiegato comunale che gli dice che l’atto che lui voleva fare era gia’ stato fatto da Cesarano e che solo da loro avrebbe potuto ottenere la documentazione richiesta.

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